Musica d’estate

Lista di cose ascoltate nell’ultimo periodo. Tra lettore mp3, auto, computer e stereo in camera.

  • Amy Winehouse, Back to Black. Ero l’unico sulla faccia della Terra a non aver mai sentito niente di questa ragazza. Questo disco ha della qualità ed è insospettabilmente energico.
  • Washed Out, Within and Without. Se anni fa mi avessero detto che un giorno avrei ascoltato questa roba… e invece, invece sì. Lo chiamano dream pop, ma anche in altri mille assurdi modi, e fa molto spiaggia al tramonto con in mano un fresco mojito, non so se mi spiego. Non per sempre, non per tutti, sfiderà le vostre certezze eterosessuali – ammesso che ne abbiate. (recensione)
  • Soul Asylum, Let Your Dim Light Shine. Riascoltato spesso e volentieri in camera, questo rock-pop irresistibilmente naif rimanda inesorabilmente ai nineties, all’adolescenza e a tutte queste cose qui.
  • Rush, Moving Pictures. Rispescaggio, ci (ri)sto in fissa già da un paio di settimane. Perfetto come compagno di jogging. Quella batteria non è di questo mondo.
  • Rush, Power Windows. Altro ripescaggio e altra prevedibile fissa. Lo sto sentendo in auto. Credo che dopo Emotion Detector la musica, tutta la musica, dovesse avere il buon senso di smettere di affrontare temi legati alle relazioni interpersonali. Qui si dice già tutto quel che c’è da dire.

E poi sto ascoltando i nuovi Fennesz e Memory Tapes (pretenzioso il primo – a forza di togliere non è rimasto nulla -, non male il secondo, che stupisce con qualche soluzione melodica non convenzionale), il nuovo dei Lumerians (sufficientemente estivo ma niente di davvero sconvolgente) e roba tipo Patrick Wolf – Wind in the wires (scoperto con diversi anni di ritardo, è un disco certamente non banale). Il tutto, s’intende, aspettando con una certa ansia i nuovi Mastodon e Tori Amos, in uscita tra settembre e ottobre.

(e intanto, forse – non so dove e non so quando -, me ne vado in ferie)

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2 pensieri su “Musica d’estate

  1. Emotion Detector mi è capitato pochi giorni fa di citarla in un discorso. :)
    Fennesz, dopo Venice (bellissimo) l’avevo perso di vista. Peccato per l’album nuovo, ma non mi sorprende che non sia riuscito a mantenersi su buoni livelli. Penso che sia un genere di musica difficile da esplorare e rinnovare. Il rischio di ripetere all’infinito la stessa formula oppure al contrario, di forzare un cambiamento cadendo però nel manierismo, è altino.

    Recentemente, mi sono messo ad ascoltare l’ultimo di Devin Downsend, davvero notevole! Da quando ha aggiunto “Project” al nome, sembra che si sia ripreso alla grande (gli album subito precedenti, compresi quelli degli SYL, iniziavano a stancare). Ho scoperto i Dir En Grey. L’album Uroboros è davvero notevole! Ed ora sto tornando al kraut rock. Da un paio di giorni mi sto “facendo” di Klaus Schulze, ed intendo recuperare su alcuni gruppi storici che ho fin’ora trascurato: Can, Faust, Popol Vuh.

    • When we lift the covers from our feelings
      We expose our insecure spots
      Trust is just as rare as devotion
      Forgive us our cynical thoughts
      If we need too much attention
      Not content with being cool
      We must throw ourselves wide open
      And start acting like a fool
      If we need too much approval
      Then the cuts can seem too cruel

      […]

      If we get too much attention
      It gets hard to overrule
      So often fragile power turns
      To scorn and ridicule
      Sometimes our big splashes
      Are just ripples in the pool

      Eh be’. Ci sono delle buonissime intuizioni psicologiche, dietro a tutto questo.

      Il nuovo Fennesz è molto più classicamente ambient rispetto ai predecessori. Ma forse, con quest’eccesso di minimalismo, ha tolto di scena anche quelle parti che nei suoi precedenti lavori – non si sa come – emozionavano. E’ un ep, e questo è uno dei pezzi migliori: http://www.youtube.com/watch?v=_pXZD_dB8O8

      Townsend invece da un bel po’ non mi stupisce più, anche se il disco con Anneke m’era piaciuto :)

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