Tutto quel che c’è da sapere sulla vita (eh, come no)

Nel suo celebre Mattatoio n. 5, Kurt Vonnegut a un certo punto sostiene che

Tutto quello che c’è da sapere sulla vita si poteva trovare nei Fratelli Karamazov.

Perentorio, schietto, inquietante. Ho letto il libro di Vonnegut ormai diversi anni fa, eppure a distanza di tempo questa frase buttata lì con nonchalance continua a tornarmi spesso in testa. Mistero irrisolto e, quindi, uggioso e affascinante. Più volte – specialmente dopo un paio di birre – mi son trovato in libreria a soppesare la mastodontica opera di Dostoevskij per chiedermi cosa ci fosse scritto di così fondamentale là dentro. Di così assoluto. Più volte sono stato tentato dall’acquisto e dalla lettura. A oggi, però, non mi sono ancora cimentato nell’impresa. E forse è più bello così. Che poi, oh, son più di mille pagine.

Pensavo a questa frase (ancora) proprio qualche minuto fa. Cosa non si fa pur di non lavorare. E mi son chiesto – è un gioco – cosa indicherei io, oggi, come simbolico contenitore di (non ridete) tutto ciò che c’è da sapere sulla vita. Quale libro, sì, ma anche quale film, quale disco, quale canzone. Qui sotto c’è la lista. Sono scelte un po’ scontate – soprattutto per chi segue il blog o per chi mi conosce – ma… che volete farci? Non ho avuto un granché di tempo per pensarci su, del resto.

Non si tratta dei lavori più belli, eh. Non dei lavori migliori, non necessariamente. Si tratta di, di, di… come si spiega una cosa del genere? Si tratta di cose che svelano meccanismi. Di cose che ti equipaggiano di know how. Di cose che suggeriscono vie di fuga.

Ribadisco che è solo una specie di passatempo da pausa-pranzo, niente di serio o serioso. Tanto per.

Tutto quel che c’è da sapere sulla vita (o quasi) – IL FILM

(il ridere)

Tutto sommato, la mia scelta non può che ricadere su Io e Annie di Woody Allen. Che forse è il film che ho visto di più in assoluto. Ho naturalmente pensato a diverse altre pellicole, anche dello stesso Allen (o Il posto delle fragole, o American Beauty, o Citizen Kane, o Fantozzi, o…), ma credo che questo capolavoro scavi davvero in profondità e vada a toccare questioni filosofiche interessanti con una leggerezza, un umorismo e una verve che sono propri solo dei grandissimi. E mi fa sorridere e/o ridere dal primo all’ultimo minuto. Mi piace confessare (ragazzi, quanto sono open-minded) che fino a qualche anno fa letteralmente schifavo i lavori del regista americano, che con troppa superficialità ritenevo pretenziosa roba da intellettualoidi. Poi, si capisce, ho cambiato idea.

Tutto quel che c’è da sapere sulla vita (o quasi) – IL LIBRO

(il materialismo & la ragione)

Anche qui me ne vengono a mente a decinaia, pure tra il materiale più impensabile (che so, It di King, Il giovane Holden, Cent’anni di solitudine, Guida alle birre del mondo, etc). Però devo dire – ma va? – che Anelli nell’io di Hofstadter mi ha davvero scombussolato, per il suo essere lieve, anche divertente, ma allo stesso tempo così categorico e omnicomprensivo. Questa roba ti modella il modo di pensare. Non c’è un senso, no, non c’è un cazzo/diamine di significato in nulla. E lui sa dirlo meravigliosamente, con classe e tanto tanto tatto.

Tutto quel che c’è da sapere sulla vita (o quasi) – IL DISCO 

(io & gli altri)

Scontatissimo. Promised Land dei Queensryche, ovviamente. Non aggiungo altro. Chi volesse approfondire… be’, si diverta. Auguri. Auguri vivissimi.

Tutto quel che c’è da sapere sulla vita (o quasi) – LA CANZONE

(la passione)

Tutti si aspettano che peschi da Promised Land e, invece, al momento andrei dritto dritto su Beyond the Pale dei Pain of Salvation, pezzo conclusivo del sanguigno Remedy Lane. Wonderfully physical. Doloroso sì, ma anche deliziosamente ironico (in the morning she’s going away, in a Budapest taxi I paid). Non smetterei mai di sentirlo.

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8 pensieri su “Tutto quel che c’è da sapere sulla vita (eh, come no)

  1. Io rimango sul classico, appunto Dostoevskij, ma non I fratelli Karamazov, bensì Delitto e Castigo (ed anche Martin Eden di London e Il giovane Holden, magari per i più giovani).

    Come film scelgo C’era una volta in America (e anche 2001: Odissea nello spazio, Apocalpypse Now e Blade Runner).

    Sembrano scelte pretenziose le mie, me ne rendo conto, ma alla fine sono quelle opere alla quali mi è capitato di attingere più di frequente, anche nel quotidiano, anche nei discorsi ordinari. Restano per me fonti inesauribili di spunti e di chiavi per accedere alla comprensione e all’analisi di un sacco di cose, ribadisco, non necessariamente in riferimento a tematiche di una certa importanza, ma anche a riflessioni leggere.

    Musica e canzoni, passo, ché non sono preparata ;-)

    Woody Allen mi piace molto, ma i suoi film poi mi scivolano via (magari restano come sottotracce, chissà). Uno dei miei preferiti comunque è Cassandra’s Dream (metto il titolo in originale perché mi piace di più, non è per fare la snob, eh) mentre Io e Annie l’ho visto soltanto una volta e non mi ha fatto impazzire più di tanto.

    • “Io rimango sul classico, appunto Dostoevskij, ma non I fratelli Karamazov, bensì Delitto e Castigo”

      Capolavoro totale, ma forse come impostazione di fondo lo trovo un po’ lontano dalla mia visione delle cose.

      “Il giovane Holden, magari per i più giovani)”

      Vediamo se riesco a leggerlo anche quest’anno, a Natale. :)

      “Come film scelgo C’era una volta in America”

      Sì, potrebbe starci anche per me.

      “Woody Allen mi piace molto, ma i suoi film poi mi scivolano via (magari restano come sottotracce, chissà). Uno dei miei preferiti comunque è Cassandra’s Dream (metto il titolo in originale perché mi piace di più, non è per fare la snob, eh)”

      Non mi dispiace, ma lo trovo un po’ troppo leggerino.


      “mentre Io e Annie l’ho visto soltanto una volta e non mi ha fatto impazzire più di tanto.”

      Male :)

        • Comunque ho sbagliato su Cassandra’s dream, pensavo fosse “La dea dell’amore” (a causa di tutti i riferimenti all’antica grecia presenti) mentre invece è “Sogni e delitti”. Lo ricordo poco, ma non mi ha lasciato molto – a parte la bella scena dell’uccisione. Lo rivedrò :)

          • A me è piaciuto molto proprio perché parla del destino (inteso come conseguenza di una serie di azioni e non nel senso di “disegno”).
            E poi mi è piaciuta la scena finale, quella in cui praticamente il “destino” di uno dei fratelli si è già consumato mentre la sua ragazza, del tutto ignara della tragedia, sta tutta tranquilla a far shopping con la cognata. Mi ha fatto pensare un po’ alla teoria di Schroedinger, perché in quel momento – visto che lei era all’oscuro del risultato – era come se il suo ragazzo fosse ancora vivo. Le cose accadono nel momento in cui veniamo a saperle, altrimenti è come se non fossero mai accadute? Pensieri così insomma… . E, al di là dei miei pensieri, comunque mi è paciuta l’ambientazione londinese (ma questo perché amo così tanto Londra che basta che la si faccia vedere un pezzettino e sono felice), la sceneggiatura, l’ottima recitazione di Ewan McGregor e Colin Farrell, le atmosfere. Uno dei migliori tra gli ultimi, insomma.
            “La dea dell’amore” invece è orribile, così pure come Scoop. Ora resto in attesa dell’ultimo.

        • “E, al di là dei miei pensieri, comunque mi è paciuta l’ambientazione londinese (ma questo perché amo così tanto Londra che basta che la si faccia vedere un pezzettino e sono felice)”

          Pensa non mi ricordavo neanche fosse stato girato a Londra (città che piace molto anche a me). Ricordo le scene sul lago, e per alcune cose m’era venuto a mente l’ ‘antico’ ‘Sunrise’ di Murnau. Che di sicuro non c’entra nulla, ma va be’.

          “”“La dea dell’amore” invece è orribile, così pure come Scoop.”

          Il primo un paio di risate me le ha fatte fare, il secondo proprio no.

          “Ora resto in attesa dell’ultimo.”

          Idem. Me ne parlano bene. Vediamo.

          • Ehilà! Associare “Cassandra’s Dream” al gatto di Schrödinger è un’intuizione assolutamente geniale, pari forse solo a quella che ebbe il primo umano che mise l’aceto balsamico sul parmigiano. Niente male, davvero niente male! :-)

            Però, se cercate un film di Woody Allen che associ risate ad acrobatiche riflessioni sul senso della vita, mi permetto di ricordarvi “Love and Death” (storpiato nella traduzione in “Amore e Guerra”, immagino per Tolstojeggiare un po’).

            Sonja: Boris, guarda questa foglia, non è perfetta? Oh sì, sono convinta che questo è il migliore dei mondi possibili.

            Boris: Beh, è certo il più costoso.

            Sonja: Non è incredibile la natura?

            Boris: Per me la natura è non so, i ragni, le cimici, e… il pesce grosso che mangia il piccolo e le piante che mangiano altre piante, animali che mangiano… E’ un enorme ristorante, ecco come la vedo.

            Sonja: Eh si, però se Dio l’ha creata deve essere bella, anche se il suo piano non ci è chiaro per il momento.

            Boris: Sonja, e se Dio non esistesse?

            Sonja: Boris Dimitrovic, stai scherzando?

            Boris: E se fossimo soltanto un branco di gente assurda che corre intorno senza nesso o ragione?

            Sonja: Ma se non esistesse Dio la vita non avrebbe alcun significato: perchè dovremmo continuare a vivere? Perchè allora non suicidarsi?

            Boris: Beh, non facciamo gli isterici, potrei sbagliare.. Io oggi mi uccido e domani lui concede un’intervista.

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