Funny the way it is

Poco tempo, ultimamente, da dedicare al blog. C’è da occuparsi di sinapsi, canali ionici e neurotrasmettitori. Giusto il tempo, giusto questo, di postare uno dei video che di recente mi diverte di più. E’ della Dave Matthews Band, una delle scoperte musicali più entusiasmanti fatte nell’ultima manciata d’anni. Una delle poche davvero significative, mi rendo conto. Un amico qualche settimana fa mi ha confessato che lui non riesce più ad appassionarsi ai gruppi musicali nuovi e che con l’avanzare dell’età non fa altro che aspettare le uscite discografiche di quelli che già conosce e ai quali – in passato, preferibilmente nel periodo adolescenziale – si è affezionato.

Dal momento che la musica è una delle cose più belle che ci siano, questa storia mi ha sempre fatto parecchio riflettere. E preoccupare. Perché di gruppi nuovi e sensazionali che “spaccano” ma che poi vengono accantonati dopo un paio di ascolti è pieno il mondo.

Una tesi interessante da scrivere nell’ambito delle Neuroscienze – ammesso che non sia stata, ovviamente, già scritta – potrebbe riguardare il rapporto tra la progressiva perdita di plasticità cerebrale (capacità del cervello di adattarsi a stimoli esterni e di creare nuove connessioni tra neuroni) dell’individuo e una curiosità per la musica nuova che, a detta di molti, si affievolirebbe col passare degli anni. La relazione, intuitivamente, sembra piuttosto chiara.

Forse però questo non è l’unico fattore che rende il rapporto persona-musica sempre più gelido con l’avanzare dell’età. Leggendo Sacks ho pensato che probabilmente anche l’altrettanto progressiva perdita dell’udito (meno frequenze udibili) contribuisce a rendere, anno dopo anno, l’esperienza musicale meno ricca. Ciò che ci piace e ci continua a piacere dei gruppi vecchi sarebbe, in questo caso, più quel che tale musica connota che la musica in sé, che non siamo più in grado di apprezzare appieno come un tempo. Ci piacciono i significati con cui l’abbiamo riempita. I ricordi. Anche in questo caso, si potrebbe concludere, la nostra crescente incapacità di creare nuove connessioni, nuove associazioni stimolo-ricordo, finirebbe per farci rimanere diffidenti di fronte alle novità, percepite necessariamente come esperienze meno coinvolgenti. Nel nostro sempre più pigro cervello, la nuova musica si aprirebbe così sempre meno vie. Creerebbe sempre meno terremoti emozionali.

E’ un discorso complesso (tremendo) e non riguarda solo la musica, me ne rendo conto.

E io in fondo volevo solo postare un video. Che, oh, mi fa ridere tantissimo.

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6 pensieri su “Funny the way it is

  1. Se ci fai caso, con l’aumentare dei ricordi, dell’esperienza, qualsiasi novità tende ad essere associata e legata a qualcosa che c’è si conosce e di cui si ha fatto esperienza. Quindi, invece di costruirsi un nuovo “cassettino del ricordo” completamente suo, viene inserita un po’ qua ed un po’ là in altri cassettini già esistenti.
    Magari, approfondendola, può riuscire a guadagnarsi un cassetto tutto suo… ma se gli altri cassetti sono già molto profondi, può darsi che faccia fatica ad uscirne. (Spero che si capisca la similitudine :D )

      • Pensavo a un disco come “Holy Land” degli Angra. Si situa abbastanza distante da ciò che mi piace oggi, ma continuo a considerarlo un capolavoro. Mi ricorda un miliardo di cose, non ultima la gita di quinta liceo a Barcellona. Allora, ovviamente, mi colpì molto a livello musicale. E quella musica aveva, appunto, cassetti da riempire.

        Se mi dovessero presentare oggi lo stesso disco molto probabilmente lo degnerei al massimo di due o tre ascolti. Penso che, appunto, avrebbe anche meno ‘cassettini’ da riempire. Lascerebbe meno tracce.

        Quando ogni tanto riascolto ‘Holy Land’, però, l’emozione è ancora intensa. Quel che volevo dire nel post è che sospetto che mi piaccia più per quel che veicola come carico emozionale/mnemonico che per il suo aspetto strettamente musicale. Ma chissà. Forse è dura separare nettamente i due elementi.

        • Sono convinto anch’io che i ricordi e le esperienze precedenti infuiscano molto sulla percezione della musica. Ricordo anch’io casi simili con gli album degli Helloween, ad esempio, o con Dead Winter Dead dei Savatage. :)
          È un po’ come avevo scritto in quel post sulla musica cosmica, riguardo al perché certa musica dia quest’idea di “cosmicità”.

          C’è un’altra idea, riguardo alla musica, che mi sta frullando in testa, ultimamente… Ma ci sono alcune cose su cui ho dei dubbi. Ti risulta che nelle diverse lingue parlate, ci siano caratteristiche come la cadenza o il cambio di tono che rimangono comuni al variare della lingua? Ad esempio: una domanda espressa in una lingua, vocalmente, ha sempre una cadenza ed una “musica” simile anche nelle altre (ad esempio, che finisce con un tono più acuto creando una sospensione)?

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