La top-ten delle cose che ti vengono a mente studiando neuroscienze

10. “Sto studiando il consolidamento a lungo termine (memoria). Sarò in grado di consolidare a lungo termine il concetto?”

9. “Concentrazione e attenzione selettiva, ok, sono importanti e hanno probabilmente a che fare con l’idea di coscienza. Sembrano nozioni fondamentali, e devo studiarle bene-bene-bene, perché se no… Ehi, guarda, un’auto blu!”

8. “Ho bisogno di psicostimolanti per studiare questa roba che parla di psicostimolanti.”

7. Il cerebro va pazzo per le droghe.

6. Tutto è connesso con tutto. O quasi: nel dubbio, dì di sì.

5. Percepiamo quello che le nostre cellule ci consentono di percepire. Percepiamo quello che abbiamo imparato a percepire. Percepiamo quello che ci interessa maggiormente percepire.

4. Niente eccita il neuroscienziato tipo come un deficit mentale curiosissimo e imprevisto.

3. Non è ancora chiaro cos’è che, in ultima analisi, “muove le cose” nel cervello. O meglio, si continua a evitare di parlarne.

2. In futuro la distinzione tra movimenti riflessi e movimenti volontari (presente sui manuali) tenderà ad assottigliarsi e, poi, a scomparire. Si parlerà solo di movimenti semplici (che tengono conto di pochi parametri) e di movimenti complessi (analisi di più informazioni).

1. Bestemmie, bestemmie, bestemmie. Ognuna per ogni tremendo esperimento compiuto sugli animali.

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2 pensieri su “La top-ten delle cose che ti vengono a mente studiando neuroscienze

  1. 1. Bestemmie, bestemmie, bestemmie. Ognuna per ogni tremendo esperimento compiuto sugli animali.

    Già, già, già. Mi associo alle bestemmie.

    Certo che studiare il cervello – con gli strumenti che il cervello stesso ci consente – sembrerebbe quasi un paradosso. ;-)

    • “1. Bestemmie, bestemmie, bestemmie. Ognuna per ogni tremendo esperimento compiuto sugli animali.

      Già, già, già. Mi associo alle bestemmie.”

      Per fortuna la tecnologia, credo, finirà per sostuire sempre di più gli esperimenti sugli animali. La possibilità fornita da alcune moderne tecniche di scansione cerebrale (come la TEP) di poter visualizzare “in vivo” ciò che sta succedendo nelle teste dei pazienti sarà alla lunga preferita alla pratica di osservare la stessa cosa in un cervello parzialmente diverso (quello degli altri animali). Altri animali che, tra l’altro, non possono neanche fornire una risposta linguistica alle loro percezioni cognitive (a un gatto non puoi chiedere cosa sta provando quando gli stimoli una certa area cerebrale, ad un uomo sì).

      >Certo che studiare il cervello – con gli strumenti che il cervello stesso ci consente – sembrerebbe >quasi un paradosso. ;-)

      Eh, c’hanno scritto diversi libri su ‘sta cosa :)

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