The death defying unicorn

E’ uscito il nuovo Motorpsycho. E ovviamente mi ci sono fiondato al volo, come faccio da circa 12-13 anni per ogni loro disco, abbandonando temporaneamente quel che stavo ascoltando nell’ultimo periodo (e cioé l’ultimo Florence + The Machine, Perdition City degli Ulver, il sempreverde Generation Terrorists dei Manic Street Preachers, Warrior Soul, Therapy?, Wildhearts, e qualcos’altro che ora non mi sovviene).

Si chiama The death defying unicorn ed è un concept album distribuito su due cd/lp. Alla realizzazione della cosa hanno partecipato il noto (?) tastierista Ståle Storløkken e altri musicisti jazz, nonché alcuni figuri provenienti dal mondo della classica (cose che non mi interessano un granché: lo si capisce, vero?).

Purtroppo non ci siamo. No, no, no, no. Non mi convince. Questo lungo e pretenzioso lavoro – tra psycho-prog, atmosfere fiabesche, King Crimson, Yes, Genesis, violini, fiati, estenuanti intermezzi strumentali e mielosità esagerata – non mi convince. C’è poco da fare. Lo trovo forzato, tronfio, esagerato.

Come dicevo qualche post addietro, è così poco interessante/emozionante che non ho neanche troppa voglia di parlarne. Al momento sono indeciso tra il classico – e vigliacco – “è un disco che ha bisogno di esser sentito più volte” e il più viscerale – temo sincero – “che gran rottura di palle”. Ma son certo, certissimo, che questa roba non passerà alla storia. Peccato.

A scanso di equivoci, confermo la mia presenza al concerto che terranno a Livorno il prossimo aprile. Perché dal vivo, è bene che lo sappiate voi che non avete mai assistito a un loro concerto, non li batte nessuno.

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3 pensieri su “The death defying unicorn

  1. Da quello che ho sempre letto su questo gruppo, penso che potrebbe piacermi molto, ma non li ho mai ascoltati seriamente.
    Cosa consigli? :)

    • Non è semplice. Hanno fatto un miliardo di dischi (forse troppi), cambiando sonorità un centinaio di volte. Forse non sono dei geni assoluti, ma la qualità dei loro lavoro si è mantenuta nel tempo incredibilmente alta. Hanno iniziato facendo metal piuttosto pesante, sono passati ad un hard rock psichedelico mescolato all’indie rock, hanno avuto il periodo melodico/anni ’60 (“Let them eat cake”), hanno fatto il disco pieno di singoli (“Phanerothyme”), hanno collaborato con artisti di diversa natura (bello il disco con i Jaga Jazzist) e negli ultimi anni si son rituffati negli anni ’70, tra psycho-prog e hard rock sabbathiano.

      Insomma, un casino.

      Tra i dischi che mi sento di consigliare ci sono “Timothy’s monster” (lavoro low-fi pieno di classici), l’ottimo “Blissard”, il mastodontico “Trust us” (dove c’è il capolavoro “Vortex surfer”) e il melodico-pop “Phanerothyme” (titolo preso da una frase di Huxley – lo scrittore). Giusto per farsi un’idea. A me comunque sono piaciuti molto anche alcuni degli ultimi dischi, il rock a tutto tondo di “Black holes Black canvas” (ho le lacrime tutte le volte che sento l’assolo di “Before the flood”) e “Little lucid moments”, che la fantastica e intricata title-track, 20 minuti di alto livello che si chiudono con una splendida melodia Yes-siana.

      Ah, per me sono la live-band per eccellenza. Improvvisazione e energia.

      Qualche pezzo tra i più belli:

      • Insomma, dovrò mettermi d’impegno :)
        Bene dai. Provo i link (che stranamente vedo nella mail di notifica ma non qua) per farmi un idea dei vari periodi :)

        grazie :)

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