Ragione & speranza (ahimé, di nuovo)

Evolution
Evolution, di Tatyana Savina

Qualche post fa mi ero ripromesso di non entrare più in una discussione sull’esistenza di Dio (e dell’Anima) con un credente. E volevo parlarne meno anche qui dentro, dal momento che ho già detto tutto quel che dovevo dire. Avevo preso questa decisione dopo aver constatato l’impossibilità di giungere, al termine di estenuanti contrapposizioni di argomenti, a una veduta comune, a un almeno parziale accordo con chi mi stava di fronte. Le due posizioni (quella mia e quella del credente), dissi, sono di solito assolutamente inconciliabili.

Dal mio punto di vista, ripeto, ciò avviene per due principali ragioni:

1) Al mio interlocutore mancano le basi del ragionamento scientifico e logico-deduttivo. Le basi: quelle che anche io, che non ho una laurea in fisica delle particelle, credo di aver assimilato.

2) Al mio interlocutore, colto e/o intelligente, manca il coraggio di abbandonare del tutto quel pacchetto di credenze che ho in tutta fretta chiamato fattore-speranza. Lui sa di cosa sta parlando, anche se spesso apre vacue parentesi di sottigliezze teologiche, e utilizza ottime argomentazioni per dare una spiegazione alla propria posizione. Tutto ciò fino al punto in cui, per giustificare le basi del proprio credometabolizzato acriticamente e ritrasmesso in infiniti processi culturali -, se ne esce con ragionamenti in cui miscela inconsapevolmente approccio logico e desiderio. Desiderio che ci sia altro, oltre noi. E che questo altro sia proprio, spesso, ciò che abbiamo immaginato in tempi remoti, tempi di conoscenze limitate, di mitologie e sacrifici agli Dei. A questo punto la ragione cede il posto alla speranza, alla fede, e io non ho niente da dire al riguardo. Se non che, ovviamente, io la fede non ce l’ho: perché il mio cervello funziona in modo diverso.

In verità di recente mi son trovato mio malgrado invischiato, di nuovo, in un dibattito a sfondo religioso con una persona credente. Il mio interlocutore, persona colta (ben più del sottoscritto), ha finito per infilarsi dritto dritto nella seconda categoria negando l’impossibilità delle neuroscienze – il discorso era partito da qui – di dimostrare la non-esistenza dell’élan vital, dello spirito, dell’anima immateriale che Dio avrebbe soffiato dentro di noi. Il fatto che le neuroscienze non mirino a questo – per tutta una serie di ragioni sulle quali mi sono soffermato spesso qua dentro, tirando fuori i soliti e sempre efficaci rasoi di Occam e teiere di Russell – non ha sfiorato la sua brillante (senza ironia) mente. “Chi ci dice che non ci sia dell’altro, magari di Superiore, che muove le cose nei nostri cervelli?”, ha più o meno concluso. Cosa rispondere a simili domande? Che vorrei sperarci anche io. Che mi piacerebbe tanto. Ma vedo, noto, studio, capisco, intuisco che questa speranza è, ahimé, vacua.

Speranza, già. Speranza di non essere solo macchine biologiche evolutivamente modellate per non credersi solo macchine biologiche evolutivamente modellate (per non credersi solo macchine biologiche evolutivamente modellate per non…). Speranza che la morte non sia la fine di tutto. Speranza che il nostro piccolo pallido puntino blu sia, tra i miliardi di miliardi di miliardi di pianeti dell’universo, quello speciale. Il prediletto da Dio. Speranza che la vita abbia una senso prestabilito, un fine verso cui tendere. Speranza che quel senso sia da noi intelligibile.

Tutto questo m’è tornato a mente leggendo, questa mattina, un articolo di Pontifex. Ok. Ok. Pontifex è il Male e questo lo sappiamo tutti. Me le vado a cercare. Ma, d’altra parte, ciò che emerge da questo scritto non è così lontano dal pensiero di credenti meno estremisti, anche se qui è espresso in maniera dolorosamente banale e sciatta.

Quel che dicevo poc’anzi riguardo l’osceno ibridarsi di ragionamento scientifico e fattore-speranza lo ritroviamo infatti in passaggi come:

Sanford era un evoluzionista convinto e molti dei suoi brevetti sono tuttora utilizzati da tutti i ricercatori del mondo che, come noto, sono quasi tutti evoluzionisti; in pratica credono che l’uomo derivi dalla scimmia, alcuni sostengono che prima ancora ci fosse un brodo primordiale e da lì scaturì un anfibio, “padre” del regno animale. Insomma, si fa fatica a credere a certe fesserie; anche se fossi ateo, preferirei sapere di essere discendete di un uomo ed una donna e non di un “ramarro”.

In questo paragrafo, invece, si cerca di tirare dalla propria parte il Secondo Principio della Termodinamica dopo averlo però totalmente frainteso:

Liberata da tutti i suoi elementi estranei, romantici e teleonomici, l’evoluzione torna ad assumere l’asciutto volto dell’entropia. Diviene un processo dissolutore, una condanna alla perdita delle forme, una “fine delle specie”, quasi in contrapposizione al titolo darviniano “L’origine delle Specie”. Entropia e evoluzione vengono ad identificarsi non solo lessicalmente, ma anche concettualmente, come comune analisi pessimistica dell’esistenza, fisica o vivente.

In sostanza il “ramarro” o la scimmia non può diventare uomo, viceversa potrebbe verificarsi scientificamente il contrario, se Dio lo permettesse.

L’articolo si conclude abbandonando ogni pretesa logico-scientifica. L’autore, lui sì, va a collocarsi nella prima categoria: non sa di cosa sta parlando e ne dà ulteriore conferma. Eccolo nel suo ingenuo (e a suo modo onesto) slancio di entusiasmo:

Scegliete voi, io sono creazionista, altrimenti se facessi mio un principio filosofico apostata, mi dovrei confessare perché in stato di peccato mortale, quindi privo di Grazia santificante; sarei anche obbligato a credere di discendere da un brodo o da un “ramarro” / scimmia, oppure che al mio cane dovrebbe crescere il collo se collocassi sul frigorifero la sua ciotola di crocchette :)

Amen, naturalmente. Amen.

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11 pensieri su “Ragione & speranza (ahimé, di nuovo)

  1. Non so come definire con un termine una cosa che in parte m’innervosisce, ed in parte mi fa venire da ridere, ma sarebbe il termine che userei i discorsi di queste persone.
    La cosa più interessante è forse l’accorgersi di quanto potere abbia il sentimento religioso sulle persone, anche quelle che paiono più acculturate… Che poi, “portare” cultura non equivale a saper ragionare correttamente, altrimenti gli scaffali di una biblioteca sarebbero dei geni.

    • “Che poi, “portare” cultura non equivale a saper ragionare correttamente, altrimenti gli scaffali di una biblioteca sarebbero dei geni”

      No, infatti, anche se spesso si tende a confondere le due cose.

  2. La fede è fede ed ogni criterio raziocinante viene messo da parte di fronte a questa volontà di credere.

    A me la cosa che sostanzialmente dà più fastidio dei cosiddetti “credenti” non è tanto appunto questo loro voler credere, ma la disonestà intellettuale che impiegano nel voler a tutti i costi far quadrare ogni spiegazione con il loro pensiero derivato dai loro assunti di fede.
    Un po’ come quando si mettono ad interpretare la Bibbia: allora, finché gli fa comodo va presa alla lettera (tipo per dimostrare qualche discorso che stanno sostenendo con l’interlocutore in quel momento), ma quando ne viene smascherata l’assurdità di certi passaggi (specie se considerati in rapporto ai tempi attuali), allora va interpretata, ossia non dovrebbe più essere presa alla lettera, salvo poi tornare a citare versetti e passaggi l’attimo dopo.

    Ma poi questa gente come vive… con la speranza sì, ma anche con l’angoscia di commettere sempre qualche peccato mortale, di finire all’inferno…

    Una volta, parlando con una cattolica, il discorsì finì sulla pedofilia del clero e questa disse: “è peccato mortale”; cioè, il fatto che fosse un atto ignobile perché violento nei confronti nei bambini non la sfiorò nemmeno, tutto il problema si riduceva al fatto che fosse peccato mortale… roba da far venire brividi.

  3. “Una volta, parlando con una cattolica, il discorsì finì sulla pedofilia del clero e questa disse: “è peccato mortale”; cioè, il fatto che fosse un atto ignobile perché violento nei confronti nei bambini non la sfiorò nemmeno, tutto il problema si riduceva al fatto che fosse peccato mortale… roba da far venire brividi.”

    Potenza di ciò che ti viene insegnato e da cui non sai emanciparti. Come detto sopra, la cosa non discrimina intelligenti & stupidi (per semplicificare), ma ci sono anche persone che giudico generalmente molto sveglie ma che, per argomenti simili, sono abituate a spengere il cervello e a ripetere a pappagallo ciò che la tradizione ha insegnato loro. Credo che per la domanda che li mette più in difficoltà sia quella relativa al legame tra cultura in cui nasci e religione in cui DEVI credere. “Non ti rendi conto che se tu fossi nato in Afghanistan saresti musulmano? E altrove saresti indù? O buddista?”

    Del resto ho conosciuto anche gente che si dichiara non credente per partito preso, perché magari gliel’hanno insegnato in casa, senza aver mai davvero riflettuto sulla cosa o senza aver argomenti per difendere la propria posizione. Se vogliamo, è l’altro lato della medaglia.

    Detto questo, mi sforzerò di non parlare più dell’argmento, almeno nei prossimi mesi, visto che anche questo post dice cose dette e ridette. Ma un po’ la discussione con quest’Alta Figura, un po’ la faccina compiaciuta alla fine dell’articolo di Pontifex… mi hanno strappato il post dalla tastiera.

    • Comunque, se ti interessa, qui sto conducendo una discussione (pacifica, pure se sono stata tacciata di essere ignorante, ma non la considero un’offesa più di tanto, siamo tutti ignoranti, anzi, più studiamo e più ci rendiamo conto di quanto sia inesauribile il campo della conoscenza) con un cattolico:

      http://asinusnovus.wordpress.com/2012/03/10/notazioni-e-cronache-dal-fronte-antivivisezionista/

      Comunque su una cosa ha ragione, questo signore con cui sto discutendo: io a volte sono troppo rabbiosa nei confronti della religione cattolica. E lo sono quando penso ai trascorsi storici, alle persecuzioni, alle guerre di religione, a ciò che dicono in merito all’omosessualità e quando penso a determinate posizioni oscurantiste e retrive; dovrei rimanerne più distaccata e d’ora in poi mi sforzerò di farlo; insomma, fortunatamente la chiesa e la religione cattolica non hanno più il potere temporale, quindi… oh, facessero un po’.

      • Ho letto :)

        Sul rancore, boh. Son convinto che tra mille anni l’Era delle Religioni sarà superata (e studiata a scuola) e sono ateo più o meno consapevole dall’età di (boh) 8-10 anni, ma se la gente vuol credere, alla fine, sono a favore del quieto vivere. Ciò ovviamente non mi frena dall’esporre le mie ragioni. Posso arrabbiarmi solo nel momento in cui – e sappiamo che succede – Coloro che Credono nel Personaggio Immaginario pretendono che la società tutta si regoli secondo le loro superstizioni (aborto, fine-vita, rapporti sessuali etc etc).

        L’accusa di ignoranza, in tal senso, lascia il tempo che trova. A loro fa comodo immaginare che la loro dottrina contempli misteri e conoscenze particolari di cui tu povero ignorante non puoi venire a capo. Purtroppo per loro si tratta spesso (anzi, sempre) di roba cervellotica messa lì solo per giustificare a posteriori la credenza stessa (pensiamo a tutte le fesserie sulla transustanziazione, a tutti i ridicoli distinguo sulla figura di Gesù – è uomo o figlio di Dio?-: per queste storielle sono state uccise tante, tante persone). Hanno costruito a posteriori un incredibile apparato di norme, vincoli, credenze, riti e pretendono che tu lo conosca tutto, perché altrimenti, no, tu non puoi capire, tu non puoi neanche intuire. E se ti senti ignorante rispetto a loro, gli dai potere. Loro sanno, tu no.

        Non si rendono conto, invece, che tutto ciò – tutto il loro apparato costruito ad hoc – è INUTILE nel momento in cui col ragionamento (o con uno studio storico sull’origine e la selezione dei Vangeli, per dire) attacchi direttamente le fondamenta.

        • Sempre di accusa di ignoranza sarei stata tacciata su un altro blog ancora – in cui si difendeva la Corrida – perché, a loro dire (dei difensori della Corrida), non conoscendo io bene i fini culturali di questa pratica (sfida dell’uomo contro la natura nella cultura occidentale, tema della rimozione della morte nella cultura occidentale e blà blà bla bla bla bla) ed avendo fatto confusione su alcuni termini come banderilleros e picaderos, non sarei stata legittimata ad esprimere un parere valido.
          “Sei un’ignorante, ma cosa vuoi capire tu della corrida?” Mi hanno detto… come se per vedere e rendersi conto che un povero animale indifeso viene seviziato ed ucciso nel più brutale dei modi e per volervisi opporre serva di conoscere la storia della cultura occidentale. :-D

          Mi sa che c’hai ragione tu: l’essere umano costruisce apparati intellettuali enormi solo per giustificare quel che vuole sostenere e difendere a priori. E tacciando gli avversari di “ignoranza” pretenderebbero di metterli a tacere per sempre.

          Io comunque non è che mi sento ignorante rispetto ai cattolici (o agli studiosi della corrida), per me, semplicemente, non c’è bisogno, come dici tu, di approfondire più di tanto per arrivare a decretare l’assurdità delle loro credenze (o dell’insostenibilità delle posizioni dei corridari); se mi sento ignorante, questo sì, come ho scritto sopra, è di fronte alla vastità del sapere, cui nemmeno il più esperto in cattolicesimo saprà far fronte.

          Immagino che però sulla gente davvero semplice (nel senso di ingenuità) possa far effetto il ricorso a paroloni e sovrastrutture (in effetti uno dei motivi per cui secondo i cattolici conservatori la messa dovrebbe essere detta in latino è perché l’incomprensibilità delle parole contribuirebbe a creare e sostenere un’atmosfera di mistero; pensa al volgo di un tempo, che davvero non capiva nulla… si racconta che arrivati a “sursum corda… ” alcuni si toccassero spaventati la gola perché la parola “corda” rievocava in loro lo spettro della corda dell’impiccagione, incutendo così un timore reverenziale… capisci la suggestione che la messa in latino doveva aver esercitato su tutte le persone semplici? Ora, ovviamente, tutti conoscono i passi della messa e quindi per suscitare mistero e timore reverenziale si attaccano al fatto che loro conoscerebbero cose che tu non sai… :-D

          Ma comunque vabbè… come ho detto sopra, facessero pure… :-D

          • Che poi, voglio dire, la religione cattolica è una religione rivelata, mica serve quindi di essere “iniziati” per cui si necessiterebbe di chissà quali conoscenze… :-D

          • “Sempre di accusa di ignoranza sarei stata tacciata su un altro blog ancora – in cui si difendeva la Corrida – perché, a loro dire (dei difensori della Corrida), non conoscendo io bene i fini culturali di questa pratica (sfida dell’uomo contro la natura nella cultura occidentale, tema della rimozione della morte nella cultura occidentale e blà blà bla bla bla bla) ed avendo fatto confusione su alcuni termini come banderilleros e picaderos, non sarei stata legittimata ad esprimere un parere valido.”.

            Esatto. Il punto è questo. Non importa conoscere la differenza tra banderilleros e picaderos per esprimere “perplessità” riguardo ad uno “spettacolo” del genere. Come non importa essere laureati in Esegesi Biblica Applicata II per ritenere assurda la religione (cristiana, in questo caso).

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