I smile, and I smile, and I smile

Melancholia, di Lars von Trier. C’è un pianeta, un pianeta di cui fino a poco tempo prima si ignorava l’esistenza, che si avvicina a grandi passi alla Terra. E’ azzurro, è placido, è esteticamente magnifico. Si chiama Melancholia. Secondo alcuni scienziati, la massa rasenterà la Terra per poi allontanarsene senza provocare alcun danno. Sarà solo un grande spettacolo. Qualcosa da raccontare ai propri nipoti. Una gioia da condividere con i figli. Roba da immortalare con le videocamere digitali. Secondo altri, maledetti pessimisti, non c’è invece scampo. Lo scontro avverrà, è certo, è inevitabile, e la civiltà umana verrà annientata. Non ci sarà, come dice uno dei protagonisti del film, alcun posto dove potersi nascondere. Solo questione di ore. Poi, la fine. Sullo sfondo, laggiù, la storia di due sorelle. Justine, spenta dalla depressione, colta nella scomoda notte in cui dovrebbe festeggiare il proprio matrimonio. Un mesto vestito nuziale che vaga di stanza in stanza senza meta alcuna. E Claire, la sorella sana, in crescente ansia per l’arrivo dell’ingombrante Melancholia – ci colpirà o no? ci colpirà o no? sì o no? -, Claire, protagonista del più asfissiante dei finali, tra grandine e fotografia tendente al blu.

Life is only on Earth. And not for long. Un pianeta minaccioso, due sorelle, tanto sordo dolore. E tutto un giro di metafore e simbologia varia che ognuno ha il dovere di interpretare a modo suo. Una sintesi che non rende giustizia, ma tant’è.

Per quanto mi riguarda si tratta di un film di altissimo livello. Forse, di un capolavoro. Visivamente curatissimo, potente, visionario come i migliori Kubrick e Tarkovsky. Guardando Melancholia è impossibile, voglio dire, non pensare mai a 2001: Odissea nello Spazio o a Stalker. Aggiungo che si tratta di uno dei più vividi e onesti ritratti della depressione – il cane nero di Churchill – che il cinema ci abbia mai donato.

Tragico, doom, eppure così grandioso. Assolutamente non per tutti. Se siete tra quelli che devono per forza sentirsi bene, be’, lasciate perdere e fatevi fare un massaggio ai piedi (cit.).

(Qui una competente analisi da parte di Rita)

Annunci

2 pensieri su “I smile, and I smile, and I smile

  1. Eh sì, concordo, è un capolavoro, degno successore di quell’altro, sempre capolavoro, che è Antichrist; in un certo senso ne rappresenta lo sviluppo, riprendendo il tema del pessimismo cosmico e della natura malvagia; analoghi anche nel prologo, a livello formale, con quell’uso del rallenty accompagnato da musica eccellente.
    Credo, come dici anche tu, che sia una delle più belle metafore cinematografiche della depressione che sia mai stata realizzata; ed anche dell’incomunicabilità fra gli esseri, del nonsense esistenziale e della solitudine interiore, secondo me.
    Come ho scritto altrove però – e ti ringrazio molto per aver messo il link alla mia analisi :-) – forse non è un film totalmente disperato, in quanto rimane l’appiglio salvifico – anche metacinematografico – dell’arte.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...