Time is still the infinite jest

Dino Buzzati, Un amore

Poco tempo – si dice sempre così – per aggiornare il blog. Nonostante l’handicap psicologico rappresentato dall’acquisto dell’ebook reader, negli ultimi mesi son riuscito lo stesso a leggere qualcosina qua e là.

Eccoli, i libri che non ho abbandonato dopo poche pagine. L’ordine è sparso, i commenti brevi e probabilmente inutili. Mentre scrivo, dalle casse arriva fresco fresco il nuovo disco dei Rush – si spiega così il titolo del post.

Dino Buzzati, Un amore. Tremenda storia d’amore milanese tra un cinquantenne borghese, Antonio, e la Laide, giovanissima prostituta dedita – o forse no – all’arte dell’inganno, della bugia e della dissimulazione. Fila via che è un (sadico) piacere. Certi momenti, trainati da una scrittura ansiosa e torrenziale, sfiorano il nulla esistenziale del capolavoro Il deserto dei tartari. Bello.

Giulio Giorello, Senza Dio. Letto un paio di mesi fa, non posso dire che mi abbia lasciato poi molto. Vorrebbe essere una sorta di guida a un ateismo non militante, ma secondo me Giorello (un grande, btw) non riesce a delineare con sufficiente chiarezza ciò che intende con militanza tra i non credenti. Ciò implica che si finisce per attaccare un ‘nemico’ sfumato, dai contorni indecifrabili: l’intero volume sembra talvolta non saper che direzione prendere, non avere una tesi ben definita da sostenere, e finisce per essere solo un collage di pensieri e citazioni privi di connessione.

Piergiorgio Odifreddi, C’era una volta il paradosso. La storia del paradosso, dagli antichi greci fino ai giorni nostri. Che è un po’ un pretesto per raccontare in fretta e furia la storia della logica, e dei logici, da Pitagora a Godel. Un po’ superficiale ma gradevole, il libro cita aneddoti sui quali Odifreddi si era soffermato in mille altre occasioni (si cerchino i suoi podcast in rete, per dirne una).

Haruki Murakami, L’arte di correre. Qui lo scrittore giapponese ci parla della sua passione per la corsa. Com’è nata e perché ha finito per renderlo felicemente dipendente. Una lettura leggera e godibile (finito in una notte), nella quale Murakami fa un (banale ma vivido) parallelo tra la disciplina necessaria per prepararsi alle maratone e quella di cui ha bisogno uno scrittore per portare a termine un libro. L’arte di correre è in parte autobiografico – anche se Murakami mantiene sulle vicende della propria vita un riserbo tipicamente giapponese – ed è soprattutto molto efficace nel trasmettere le sensazioni del tipico runner, spiegando perché chi ha cominciato trovi così assurdo smettere. Nonostante gli altri lo considerino fuori di testa. Consigliato solo ai Murakami-addicted, ma anche a chi si sente morire, la sera, se non ha corso i dieci chilometri quotidiani.

Annunci

3 pensieri su “Time is still the infinite jest

  1. Di Murakami ho letto nell’ ordine:

    A sud del confine, a ovest del sole
    Dance dance dance
    La ragazza dello Sputnik
    L’ uccello che girava le viti del mondo

    Sono state tutte e 4 delle bellissime esperienze, dei veri e propri viaggi all’ interno di un libro unico, di un mondo sconosciuto, di una mente geniale.
    E, come sempre succede alla fine di un bel viaggio, si é soddisfatti di come é andato, ma si é anche tristi, perché avremmo voluto prolungarlo per sempre.
    Visto che abbiamo dei gusti letterari in comune, spero che questo mio post ti dia degli spunti per le tue letture future: http://wwayne.wordpress.com/2013/04/27/la-fine-di-un-era/.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...