Ciao Greg – e grazie di tutto

La serie tv House M.D. è finita. Una delle cose più straordinarie apparse in tv negli ultimi anni è giunta – giustamente, perché tutto finisce – alla propria conclusione. Lo ha fatto con un episodio finale che mette in scena la più grande delle menzogne, in perfetto stile everybody lies. Shut up, idiot. Vorrei scrivere un lungo post che parli di morale, di scienze e metodo scientifico, di logica, di filosofia esistenziale, di filosofia della mente e neuroscienze, di religione, di relazioni uomo-donna, di paradisi artificiali, di vita e morte, di felicità e infelicità, bla bla bla. Un post che parli di tutto ciò a cui House mi ha fatto pensare in questi anni. Ma non lo farò. Mi limiterò a dire grazie. Grazie, Greg. Grazie, soprattutto, di tutte le risate.

Chiudo citando una scena a mio modo di vedere bellissima (si spoilera, pay attention) che chiude una delle ultimissime puntate, tra le più intrise di dramma. Questo dissacrante finale mi ha fatto ridere per dieci minuti – ma forse perde qualcosa se decontestualizzato (l’episodio è “The c word“, e merita di essere guardato).

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Un pensiero su “Ciao Greg – e grazie di tutto

  1. Aldo Grasso su House (spoiler):

    http://www.corriere.it/spettacoli/12_luglio_05/a-fil-di-rete-house-angelo-morte-grasso_cfad679a-c663-11e1-8ab7-67e552429064.shtml

    “L’ultimo episodio della serie del «Dr House» (8 stagioni, 177 episodi) s’intitola «Everybody Dies», e chiude con una struggente canzone e un colpo di scena. La canzone di Warren Zevon s’intitola «Keep Me in Your Heart» e ripete con struggente tenerezza: «Sometimes when you’re doing simple things around the house. Maybe you’ll think of me and smile. You know I’m tied to you like the buttons on your blouse. Keep me in your heart for a while» (Talvolta, quando starai facendo qualcosa di semplice in casa magari penserai a me e sorriderai, sai che sono legato a te come i bottoni di una blusa, tienimi nel tuo cuore per un po’). E qui i riferimenti si sprecano.

    Mentre il suo amico Wilson sta pronunciando il ricordo funebre (House ha simulato la morte per evitare la prigione e accompagnare il suo amico, colpito da un cancro, negli ultimi mesi di vita) eccolo ricevere un sms: «Shut up, idiot!» (Stai zitto, idiota!). House è vivo, ha inscenato tutto e lo sta aspettando sotto casa. I due partiranno per un viaggio in moto, in attesa che il destino faccia il suo decorso (Canale 5, martedì, ore 21.20).

    Hugh Laurie nei panni del Dr HouseHugh Laurie nei panni del Dr House
    L’ultima puntata di House è una grandiosa riflessione sulla morte. Credendolo morto, le donne, gli amici, i colleghi di una vita lo ritraggono con affetto, ricordando tutte le sue doti, ma non risparmiano i giudizi sul suo carattere: «House salvava le vite, era una guaritore ma devo dire che House era uno stronzo, prendeva in giro tutti…». La tv ci ha abituati a vedere in faccia il dolore o la morte, privandoli del loro lato invisibile (dolore e morte sono «mancanza» di e per qualcosa), della loro verità. Ma se House si trasforma nell’angelo della morte, ecco che veniamo investiti dalla potenza del lutto.

    Il Dr House ha creato una letteratura: le sue diagnosi hanno generato articoli, libri, convegni, polemiche, hanno contribuito non poco a creare un’opera di largo consumo di sorprendente complessità narrativa e ricchezza tematica.”

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