Un piccolo morso per l’uomo…

La notizia risale a poche ore fa. Alcuni ricercatori di Pittsburgh sono riusciti a connettere il cervello di una donna paralizzata dal collo in giù a un braccio meccanico che si muove se lei decide di muoverlo. Per realizzare tutto ciò sono stati utilizzati dei piccoli sensori (ognuno dotato di minuscoli aghi) impiantati direttamente sulla corteccia motoria della donna i quali, presumo, sono in grado di associare determinate configurazioni di connessioni cerebrali attive alla volontà del soggetto di eseguire certi movimenti motori (a monte c’è chiaramente un estenuante lavoro di mappatura). Come risultato abbiamo un braccio meccanico che riceve le informazioni dei sensori e si muove proprio come il soggetto umano pensa di muoverlo.

Tutto ciò è straordinario. Ed è, ovviamente, solo l’inizio.

La notizia ribadisce anche un altro concetto, che è per certi versi controintuitivo e che tendiamo a snobbare per motivi che sono legati al nostro inevitabile essere umani, al nostro radicato autocompiacimento nel ritenerci fenomeni misteriosi e irriducibili. I pensieri, tutti i pensieri – compreso il pensiero di volere qualcosa – sono processi biochimici (e in ultima analisi, dunque, fisici). Sono studiabili. Potenzialmente, possono essere compresi. E il capirne il funzionamento potrà portare, come si vede, un sacco di benefici concreti.

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4 pensieri su “Un piccolo morso per l’uomo…

  1. Splendida Notizia!

    Non comprendo però l’equivalenza:
    processi biochimici (e in ultima analisi, dunque, fisici) > uguale a: > Autocompiacimento nel ritenerci fenomeni misteriosi e “irriducibili”(irriducibili cosa ? ).

    Anzi, mi sembra che le due cose non solo vadano di pari passo, ma ogni nuova scoperta aggiunge mistero e magia all’essere umano, tanto più che come anche tu sottolinei, siamo solo all’inizio.

    E non capisco nemmeno perchè il pensiero essendo un processo biochimico (al nostro interno), non possa contemporaneamente influenzare ulteriori realtà fisiche? Cioè non comprendo perchè una esclude l’altra. Mi appare una forzatura limitante.

    Anche il fatto che i pensieri potenzialmente possono essere “tutti” compresi mi appare un’ulteriore forzatura, in quanto stiamo toccando una vastità ancora inesplorata, e per certi versi e mi sembra riduttivo limitare “tutti” i pensieri circoscrivendoli nell’esperimento/scoperta, che per ora affronta una tematica specifica e circoscritta (muovere un arto).

    Insomma una splendida meravigliosa notizia che apre certamente degli scenari incredibilmente potenzianti, ma che mi sembra poi limitata dai commenti in calce.

    Un saluto.

    Max

    • Non ho compreso molto la critica, perché parte da un’equivalenza che io non ho fatto, o che almeno non mi pare d’aver fatto :)

      Io non condivido, infatti, l’autocompiacimento di cui sopra, che tende a negare a priori ogni spiegazione riduzionistica in nome di una (sacra?) “umana complessità”. Sostengo che tendiamo a pensare a noi stessi come a qualcosa di irriducibile, mentre le cose in realtà non stanno così.
      Su “Le Scienze” di qualche anno fa (l’ho appena letto nella sala d’aspetto del dentista!) c’è un articolo di Boncinelli (“La storia del salmone morto”, o qualcosa del genere) che spiega questo conflitto, ovviamente facendolo molto meglio del sottoscritto.

      “E non capisco nemmeno perchè il pensiero essendo un processo biochimico (al nostro interno), non possa contemporaneamente influenzare ulteriori realtà fisiche? Cioè non comprendo perchè una esclude l’altra.”

      Figurati, io la penso esattamente come te. Forse mi son spiegato male, o intendi per “realtà fisiche” cose diverse dalle mie.

      “Anche il fatto che i pensieri potenzialmente possono essere “tutti” compresi mi appare un’ulteriore forzatura, in quanto stiamo toccando una vastità ancora inesplorata, e per certi versi e mi sembra riduttivo limitare “tutti” i pensieri circoscrivendoli nell’esperimento/scoperta, che per ora affronta una tematica specifica e circoscritta (muovere un arto).”

      Nel momento in cui si dà per scontato che quel che si muove nel cervello si muove secondo logiche fisiche o biologiche (a seconda del livello di complessità che decidiamo di analizzare) personalmente immagino che in 10, 100, 1000 anni riusciremo a capire/spiegare ogni meccanismo cerebrale. Prima o poi: per questo ho usato l’avverbio “potenzialmente”. Credo sia solo questione di tempo, la mia è una sorta di proiezione.

      • Probabilmente allora ho mal interpretato io :-)

        Mi sembrava volessi porre dei limiti al pensiero umano, classificandolo unicamente come mero aspetto fisico; mentre io penso che pur essendo conclamato che si tratta di processi biochimici, ciò non preclude altre e ancora inesplorate “potenzialità” del pensiero, che vanno ben oltre la (straordinaria) capacità di far muovere un braccio meccanico tramite degli elettrodi.

        Quando dici:

        “Sono studiabili. Potenzialmente, possono essere compresi”

        Non capisco a cosa ti riferisci nell’altro verso e cioè:

        Cosa allora non potrebbe essere compreso?

        Anche qui ritengo che ciò che oggi potrebbe apparire misterioso (autocompiacimento nel ritenerci fenomeni misteriosi), è semplicemente perché non è stato ancora compreso, forse perché non abbiamo ancora gli strumenti per farlo, ma come dici tu, potenzialmente potremo arrivarci.

        In ogni caso è stato sicuramente un mio errore di interpretazione.

        Un saluto e Grazie!!

        Max

        • “Anche qui ritengo che ciò che oggi potrebbe apparire misterioso (autocompiacimento nel ritenerci fenomeni misteriosi), è semplicemente perché non è stato ancora compreso, forse perché non abbiamo ancora gli strumenti per farlo, ma come dici tu, potenzialmente potremo arrivarci.”

          Mi pare che bene o male la pensiamo allo stesso modo, allora – non ero stato molto chiaro, in effetti. :)

          Un saluto a te

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