Cloud Atlas

Visto stanotte. Dopo un paio di caffè, dentro un cinema – luogo ameno che una volta ero solito frequentare -incredibilmente silenzioso. La gente non ti mangiava i popcorn nell’orecchio. La gente accanto a te non smanettava (troppo) con lo smartphone. La gente non faceva commentini idioti. L’ora tarda, credo, deve aver fatto da selezione all’ingresso.

Non so. Non ho letto il libro e tutto quel che sapevo al riguardo veniva dal bel trailer e da qualche entusiastica recensione trovata qua e là nella rete. Come m’è parso? Caviamocela in maniera sbrigativa.

Ecco quel che ho pensato uscendo dalla sala:

“Oddio, non è che mi abbia smosso più tanto”

“Mi aspettavo che la struttura filosofica del lavoro fosse molto più originale e/o presente, mi aspettavo che i collegamenti tra le varie storie, ambientate nelle varie epoche, fossero spiegati in maniera più convincente e interessante”

“Pensavo fosse un film molto più ambizioso”

“Qualche caduta di tono di troppo”

“Visivamente è comunque notevole”

“Ridicolo, invece, il trucco degli attori”

Halle Berry ha sempre il suo perché”

“E’ un vorrei, vorrei tanto, ma non facciamola troppo difficile”

Insomma. Filmone strombazzato che si presenta (bene) come qualcosa che può rimettere in discussione il tuo modo di pensare alla vita, all’universo e bla bla e che, invece, fallisce proprio da questo punto di vista. Colossal ben realizzato ma, senza dubbio, tanto, troppo semplicistico. O forse mi aspettavo troppo io.

Non ho molto tempo per parlarne in maniera approfondita. Forse, il problema è che non mi viene da parlarne in maniera più approfondita, proprio perché alla fine è ben lontano dall’essere un film dalle idee davvero incisive, quelle benedette idee che avviano altre idee che avviano altre idee che avviano…

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14 pensieri su “Cloud Atlas

  1. Stavo per andarlo a vedere l’altra sera, poi non ho fatto in tempo.
    Ti farò sapere… dal trailer comunque mi dà un po’ l’idea di quello che scrivi tu. Il libro non l’ho letto. Merita?

    • No, il libro non l’ho letto neanche io. Magari scende più in profondità per quanto riguarda gli aspetti filosofici. Non so. C’è da dire che difficilmente, e dovrei averlo imparato, questo tipo di argomenti funzionano davvero al cinema, soprattutto quando dietro al progetto c’è un investimento importante che, ovviamente, deve avere un ritorno economico adeguato. Devi puntare più sull’azione, più sulle battute, più sulle location.

      Cose come http://it.wikipedia.org/wiki/L%27uomo_che_venne_dalla_Terra sanno in partenza che non sfonderanno ai botteghini: partono da un budget basso ma hanno anche il permesso di affrontare certi argomenti in maniera non superficiale.

    • Non ho visto The Fountain. E sì, dura sulle due ore e mezza – ma non l’ho trovato particolarmente pesante. E’ molto dinamico. Delle sei storie, ho comunque apprezzato quella ambientata sulla nave e quella incentrata sul compositore musicale.

  2. Anch’io mi stavo facendo un po’ troppi viaggi. Lo andrò a vedere con meno aspettative, forse è meglio.
    E poi sono ancora in estasi per “In time”…

    P.S. Certo che i commenti all’uscita dal cinema fanno molto “Manhattan”, eh? :-)

      • Omaigod che figuraccia! Ho confuso! Posso solo chiedere venia – era tardi, nevicava, avevo la mappazza della cena sullo stomaco, le cavallette…
        Ovviamente mi riferivo proprio a “Io e Annie”, la scena topica con la partecipazione straordinaria di Marshall McLuhan!
        “Boy, if life were only like this!”

        • Be’, anche in Manhattan c’è una scena simile, però. :) Non escono dal cinema ma dal museo, e l’intellettuale da sfottere è in questo caso la stessa Keaton… ma la satira di Allen vuol colpire lo stesso bersaglio che colpisce nella scena di “Io e Annie”. Ricordo che il personaggio di Allen s’incazza nel momento in cui quello della Keaton, atteggiandosi a odiosa saccente, sminuisce il valore artistico di (mi pare) Bergman

  3. Da come ne parli, si tratta del classico film dei Wachowski, né più né meno. Visivamente bellissimo, ritmo serrato, pieno di ammiccamenti ed esche posizionate strategicamente per far sentire intelligente lo spettatore. Un tipo di ruffianeria che mi sta sul cazzissimo. Lo guarderò in tv l’anno prossimo.

    • Più o meno è così. E’ soprattutto il presentare il concetto che “le nostre vite influenzano le vite future e sono influenzate da quelle passate” come se fosse l’idea più pazzesca e nuova dell’universo che fa ridere.

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