“Joseph è quello svagato…”

Il papa si è dimesso – e la cosa, di per sé, è piuttosto insignificante. Voglio dire: ne arriverà un altro e la fiction, come la descrive il già citato Padre Pizarro in Aniene, andrà avanti senza troppi problemi.

La cosa non meriterebbe un post, che poi sarebbe solo uno dei tanti, se non fosse per il fatto che via Facebook vengo inondato e annoiato da messaggi e messaggi che vertono tutti più o meno sul medesimo argomento, con lo stesso tono speranzoso. Per molti l’augurio è quello che la Chiesa, finalmente, sappia rinnovarsi.

E io il concetto di rinnovamento della Chiesa non l’ho mai capito. Mi sfugge. Non ho mai compreso perché si ripongano tante aspettative nella capacità dell’istituzione di sapersi aggiornare, di essere in grado di allinearsi alla modernità. A che pro?

Sospetto che in troppi non abbiano riflettuto sul significato (neanche tanto) profondo dell’idea, che se abbracciata porta in ultima analisi a scontrarsi con evidenti paradossi e a demolire tutta l’impalcatura della dottrina ecclesiastica. So che in questo ambito i discorsi sensati lasciano il tempo che trovano, gli esercizi di equilibrismo della teologia fanno da sempre a cazzotti con la logica, ma io ci provo lo stesso. La cena, del resto, non è ancora pronta.

Le contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti.

Perché l’istituzione-Chiesa, che si fonda sulla parola di (un presunto) Dio e sui precetti morali del Libro Sacro, dovrebbe attualizzarsi? Per quale motivo dovrebbe allinearsi alle istanze sociali e morali del periodo che stiamo vivendo? Cosa invoca davvero chi chiede che la Chiesa si svecchi? Qual è il significato profondo del rinnovamento di un’istituzione che si basa – o dovrebbe, secondo i credenti – su rivelazioni divine risalenti a millenni fa?

Le risposte che mi vengono a mente sono tante e potrebbero non piacere ai credenti che spingono per la modernizzazione. Soprattutto perché esse mettono in dubbio la parola di Dio. Quel che c’è scritto nella Bibbia, che fregatura, non va più bene. Oggi è inappropriato. E’ demodé. Non può essere spacciato per verità universale. E poi ci sono tanti altri motivi sui quali ci si potrebbe soffermare. Tra essi c’è la riduzione dell’istituzione-Chiesa in un – come vogliamo chiamarlo? – partito come un altro, ripulito di qualsiasi sfumatura metafisica, che si attualizza di volta in volta per cercare affannosamente un consenso in ovvio e inarrestabile calo. Che si rinnovi in tempo, sospirano. Altrimenti perderà tutti i credenti. Preciso.

Sostengo – e mi pare, ripeto, di scoprire l’acqua calda – che auspicarsi un rinnovamento da parte di una religione organizzata basata su un testo sacro significa ammettere implicitamente l’inefficacia – o l’efficacia temporalmente limitata – del messaggio originario. I paradossi che si vengono a creare sono innumerevoli.

Un banale (banale non per tutti, a questo punto) esempio può chiarire il mio pensiero.

Parliamo del solito discorso della Chiesa che si oppone alla contraccezione. Se la Bibbia (Dio) afferma che il seme dell’uomo non deve essere disperso e che i rapporti sessuali devono avere come unico fine quello della procreazione, come dovrebbe essere valutata oggi una svolta da parte della Chiesa nei confronti dell’uso del profilattico? Non sarebbe un contraddire il volere divino? Non sarebbe l’implicita ammissione che quelle del nostro Signore erano, che lui ci fulmini qui e ora, delle enormi fesserie?

Certo, l’uso del termine ‘interpretazione’ può aiutare a salvare capra e cavoli. L’ha fatto spesso e volentieri e lo farà anche in futuro: una volta dato un testo semiotico, equivocabile o meno, l’interpretazione ti permette di dirne tutto e il contrario di tutto. Eppure si tratta solo di aggiustamenti ad hoc e di letture parziali che non possono non lasciare perplessi i soggetti che hanno un minimo di senso critico.

Chi si auspica un cambiamento della morale ecclesiastica prende le distanze dalla morale veicolata dalla Bibbia. E, di conseguenza, anche dall’immaginario metafisico su cui la Chiesa ha costruito il proprio impero, a sua volta basato sulle parole del Libro Sacro. Colui che si auspica un cambio di rotta, un upgrade, tende inconsciamente a vedere la Chiesa come punto di riferimento esclusivamente morale e terreno, secolare. Una voce tra le tante o poco più, come quella del partito dei radicali o dei no global. Gli uomini che ne occupano le più alte posizioni – quei tipi vestiti in modo strano – ci ricordano cos’è giusto e cos’è sbagliato – a seconda dei tempi in cui viviamo – ma non possono spingersi oltre a questo. Non possono parlarci di un Dio che loro stessi per primi hanno messo in discussione.

(ci si potrebbe chiedere anche perché le persone sentano il bisogno di avere qualcuno che suggerisca loro cos’è il bene e cos’è il male, senza riuscire a deciderlo in maniera autonoma – ma questa è un’altra lunga storia)

Una religione organizzata, rivelata, in un certo senso funziona logicamente solo se i precetti morali di Dio – o del libro sacro – vengono interpretati alla lettera. Non si scappa. Quelle sono le volontà divine: chi siamo noi per metterle in dubbio? (“They believe the bible is the exact word of GodThen they change the bible!”) Il paradosso è che la religione funziona davvero e ha una sua coerenza interna solo – orrore! – quando è imbracciata dagli estremisti. Non disperdere il seme. Non sedere accanto a una donna mestruata. Non bere vino. Non lavorare di sabato. Prendi a sassate le adultere. Sposa l’uomo che ti ha violentato.

Sono tutte volontà del Signore.

Se gli credo, le seguo. E sono un fanatico, un fondamentalista: nel portare avanti la mia bizzarra crociata allo stesso tempo svelo le debolezze e le buffe e dolorose contraddizioni della mia fede. Se non gli credo – e sotto sotto mi permetto di pensare che siano delle scemenze, che siano tradizioni stupide, che siano retaggi di culture arretrate – mi auspico che vengano superate. E allora non mi lancio in lunghe discussioni politico-teologiche sull’indirizzo che la Chiesa deve prendere dopo le dimissioni di Ratzy. Non lo faccio perché, mentre mi aspetto e mi auguro il cambiamento, io contemporaneamente nego il dogma principale. Di che sto parlando, dunque? Qual è il nocciolo della questione? Alla resa dei conti, sto solo sprecando un sacco di parole.

Appunto.

(La cena è pronta.)

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7 pensieri su ““Joseph è quello svagato…”

  1. Che dire?
    Ottimo post!
    Giusto giorni fa mi è capitato di avere un confronto con una ragazza cattolica, la quale, di fronte alle mie obiezioni e critiche, mi ha risposto che non tutti i cattolici hanno vedute anguste, che la bibbia va saputa interpretare perché ovviamente è il frutto di un cultura arcaica ecc. ecc.. Dunque, come dici tu, se si ammette che quei dogmi oggi non hanno più ragione di essere, cosa resta? Nulla.
    La discussione è qui, se ti interessa: http://obbrobbrio.blogspot.it/2013/02/un-dio-misogino.html

    • Troppo facile dire che va interpretata – ovviamente quando ci fa comodo (non quando si parla – toh – di resurrezione o dei 10 comandamenti). La realtà è che i cattolici “moderni” spingono perché la Chiesa finisca per vedere il mondo come loro stessi lo vedono. Quindi, perché non bypassare direttamente la Chiesa e pensarla autonomamente? Boh? Ci sta che una legittimazione che arriva dall’alto li faccia sentire meno in colpa… Chissà.

        • Ma no, non sono affatto noiose. ;-)
          Lo sembrano a te perché ne hai parlato già tante volte qui sul tuo blog (a me succede con l’animalismo), però devi pensare che ci può essere anche chi magari ti legge per la prima volta e può trarne qualche spunto di riflessione.
          Il bisogno di avere una legittimazione dall’alto è il punto. La fede, questo “sentimento” irrazionale, un altro. Si sfocia nell’antropologia, nella psicologia, alla fine invece non è mai così banale come può sembrare affrontare questo argomento.
          Tu sei una persona molto razionale quindi per te il discorso è semplice, ma non tutti sanno essere come te, quindi entrano in gioco un’infinità di fattori infiniti.
          Credo che la maggior parte delle persone credenti comunque aspiri a una sorta di religione tascabile, in cui, pur rimandendo intatta la fede, si faccia un po’ quello che torna comodo.
          Alla fine, come dici tu, quel di cui si avverte il bisogno è di una guida e di una promessa nell’eternità.
          La paura della morte, di essere – quali realmente siamo – un nulla, solo cellule, poco più, è ciò che annichilisce e da cui deriva tutto.
          Comunque la religione (ma come anche la scienza) sono entrambi derivazioni del pensiero magico, ossia della consapevolezza di poter in qualche modo modificare la natura, la realtà, solo che il secondo (la scienza) si basa su dimostrazioni empiriche.
          La magia e chi ne deteneva il potere poi hanno posto le basi del primo esercizio di potere di pochi uomini su altri (insieme a quello economico dell’accumulo delle risorse, parlo delle prime società stanziali). Quindi la religione ovviamente è sempre stata anche una forma di controllo, e questo è banalissimo dirlo, ma non così scontato per tutti.

          • “La fede, questo “sentimento” irrazionale, un altro. Si sfocia nell’antropologia, nella psicologia, alla fine invece non è mai così banale come può sembrare affrontare questo argomento.”

            Infatti credo che durante l’ora di religione, a scuola, di dovrebbe trattare la materia proprio in questo modo laico. Storia comparata del mito e delle religione. Ta daaa.

            Le mie perplessità riguardo a post del genere è che alla fine su argomenti simili, almeno finché non toccano punti sensibili (eutanasia, contraccezione, etc) tanto vale farci due risate e via. Purtroppo tutta la retorica che mi son sorbito ieri (“… aaaaah, s’è capito subito che il messaggio papale sarebbe stato rivoluzionario, dal momento in cui è stato lanciato nel modo canonico in latino (!!!!!!!!!!!!!!!!!) bla bla”, “… un gesto incredibile”, “… un cambiamento epocale bla bla”), quando alla base ci sta il nulla, ripeto, ha fatto sì che il post si scrivesse praticamente da solo.

  2. Per dire – parlando di vacua retorica: ecco un estratto da un articolo di Repubblica: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/02/12/news/la_scelta_del_papa_e_questo_smarrimento-52440680/

    “Fortunatamente nessuna storiografia, cristianamente o laicamente ispirata, ci spiegherà mai abbastanza le ragioni e soprattutto il mistero di quanto in queste sofferte settimane il Signore ha ispirato nel cuore del suo vicario. Un gesto che riportandoci limpidamente al limite dell’uomo, di ogni uomo, è di per sé profetico e come tale anche ragione di di¬sagio e smarrimento, ma è al contempo consolante perché ci ripropone la sostanziale validità e bellezza della mistica cristiana, l’esperienza cioè di chi ha bene imparato che in Cristo morto e risorto la debolezza dell’uomo diviene — secondo la lezione paolina — potenza di Dio.”

    Tutto ciò significa zero.

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