Ripartiamo dalla musica

Poco tempo per il blog, ultimamente. Si sarà visto.

Questo post riguarda tre dischi che attendevo con trepidazione da tempo. Qualche parola per ognuno di essi.

Janelle Monae – The Electric Lady. Ho conosciuto Janelle col precedente Archandroid che era, come detto più volte, una vera e propria bomba. Energico e multiforme, mi ha avvicinato a sonorità da cui mi era sempre tenuto più o meno alla larga. E’ stato, e diciamolo, tra i due/tre dischi che più ho ascoltato negli ultimi anni. Dunque la attendevo al varco, immaginando cosa avrebbe potuto combinare con un budget (suppongo) più corposo a disposizione. The Electric Lady, che vede la cantante americana collaborare con artisti come (tra gli altri) Prince e Esperanza Spalding, è un disco più smaccatamente rilassato, più modellato sulla forma canzone, un disco che riprende sonorità r&b degli anni ’60 ma al quale manca, a mio parere, lo spirito sbarazzino e l’ardire del precedente. Dov’è finito quell’impatto, dov’ è quella voglia di stupire, quell’insolenza? Buono, ma per quanto mi riguarda, questo è un netto passo indietro.

Anneke Van Giersbergen –  Drive. Il disco di Anneke non mi sorprende. Né in negativo né in positivo. E’ esattamente ciò che mi aspettavo. Quel pop ipervitaminizzato e accattivante che può durare sì e no un paio di settimane. Anneke oggi è questo, prendere o lasciare. Inutile piangere sul The Gathering versato.

Fates Warning – Darkness in a different light. A dieci dal loro ultimo disco, i Fates Warning – una delle mie band – tornano con un lavoro che riprende certe durezze del passato pre-Parallels e propone le solite oblique melodie, la solita perizia tecnica, la solita freschezza compositiva. Pesante, cupo, privo di tastiere, Darkness è un ritorno davvero ottimo che si apprezzare sempre di più ascolto dopo ascolto. One thousand fires e O Chloroform sono i suoi momenti migliori, mentre la conclusiva mastodontica And yet it moves è solo un discreto brano che cerca di riacciuffare le atmosfere dell’immensa Still Remains (da Disconnected). Manca un po’ – più che un po’ – il tocco raffinato del maestro Mark Zonder, ma non si può avere tutto. Promossi a pieni voti.

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4 pensieri su “Ripartiamo dalla musica

  1. Per quanto mi riguarda sono tutti e tre artisti (e gruppo) che hanno composto tali capolavori, che quasi non m’importa piu` di quello che faranno in futuro.
    Difficile, dopo APSOG e Disconnected immaginare che possano andare ancora oltre. Certamente non restando nello stesso genere.
    Stessa cosa per Archandroid, How to measure a planet? e If Then Else.

    • Ah, t’era piaciuto Archandroid? :)
      Per il resto sì, neanche io mi aspetto chissà che.
      Rimane qualche rammarico: a mio parere i The Gathering avevano ancora qualcosa da dire, “Home” m’era piaciuto tantissimo. Ma senza la vena pop di Anneke non valgono nulla. Al contrario Anneke ha bisogno di una vera band dietro di lei che doni profondità alle sue composizioni. La separazione ha penalizzato entrambe le metà.

      Per quanto riguarda i FW, il nuovo disco mi piace moltissimo. Ma rimango dell’idea che con Zonder e Moore fossero (e potessero essere) una delle migliori band del pianeta, ed è un peccato che certe collaborazioni (per me misteriosamente) finiscano.

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