Autoritratti di un cervello storto

Dopo mezzo grammo di cocaina

Assumere giorno dopo giorno una droga diversa per osservare come i meccanismi cerebrali che la sostanza mette in moto potenziano, perturbano o influiscono sulla propria capacità di realizzare un autoritratto. L’esperimento, di certo coraggioso, è stato portato avanti dall’artista Bryan Lewis Saunders nel 2001 e fino a qualche giorno fa non ne avevo mai sentito parlare. Una roba molto forte, secondo me, che lancia ulteriori chiari indizi su come muti la percezione della realtà – e magari l’umore, e magari la movitazione, e magari il controllo dei movimenti fini della mano – nell’approcciarsi di volta in volta a droghe dagli effetti anche molto dissimili tra loro.

Le immagini si trovano qui, dopo l’introduzione dello stesso Lewis Saunders:

After experiencing drastic changes in my environment, I looked for other experiences that might profoundly affect my perception of the self.  So I devised another experiment where everyday I took a different drug and drew myself under the influence.  Within weeks I became lethargic and suffered mild brain damage.  I am still conducting this experiment but over greater lapses of time.  I only take drugs that are given to me.

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5 pensieri su “Autoritratti di un cervello storto

  1. Beh, figata!
    L’ultimo disegno e` curioso. Sembra fatto da una persona affetta da neglect.

    Sarebbe interessante fare la stessa cosa usando la stimolazione magnetica transcranica.

    • A proposito di stimolazione magnetica transcranica… nei prossimi mesi potrei sottopormi alla cosa (la prof di Psicologia Cognitiva gestisce un laboratorio con gli strumenti necessari). Son davvero curioso.

      PS: se dal giorno successivo mi trasformerò in un Paolo Brosio, saprete di chi è la colpa :)

  2. Solo gli artisti autentici sono pronti a distruggere loro stessi per crare un’opera d’arte. Anche questo uomo è pronto a distruggere se stesso per capire l’intima verità chi davvero è. non so se si tratti di coraggio o di pazzia. la droga è sempre ispirante per sperimentare, ma sempre di più mi sembra un mezzo sbagliato per cercare più profondi livelli di verità.

    • Se partiamo dal presupposto che tutto ciò che esperiamo è una costruzione di un sistema mente-corpo particolare figlio dell’evoluzione, droghe che mutano il nostro naturale modo di percepire ci offrono perlomeno punti di vista nuovi. Anche se, poiché l’esperienza continua ad essere filtrata – magari in modi diversi – la “verità” (qualunque cosa si intenda con questa parola) è sempre un passo più in là.

      • La verità sarebbe quello che si trova al di là di quel sistema costruito. Sicuramente che un uomo non può comprendere la verità nella sua pienezza, ma solo i frammenti superficiali. Io personalmente sono sempre per le nuove scoperte e per cercare sempre nuovi punti di vista e sempre nuovi approci. Ma adesso mi viene dubbio che alcuni approcci invece di aiutarci nella nostra ricerca ci possono portare nei vincoli ciechi e farci sbattere inutilmente la testa contro lo stesso muro, il
        muro che non produce frutti.

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