What is life?

Cuccioli di Caracal

Su Le Scienze ho trovato un articolo leggero, molto ben scritto e interessante che cerca di sottolineare come il nostro concetto di essere vivente sia, è un’idea che ho in testa da tempo, insospettabilmente denso di contraddizioni. Studi effettuati con le tecnica dei potenziali evocati dimostrano che il cervello reagisce automaticamente in maniera differente quando deve percepire un soggetto vivente (living) rispetto ad un oggetto inanimato (not living). Per milioni e milioni di anni questa abilità di fare una distinzione netta è stata, c’è da scommetterci, decisiva ai fini della nostra evoluzione e della nostra sopravvivenza. La capacità di saper riconoscere nel giro di pochi millisecondi un aggressore o una preda deve aver fatto una certa differenza, in mezzo ai cespugli delle foreste ancestrali. Tuttavia, come succede per altri meccanismi mentali plasmati dalla logica evoluzionistica, ciò che ci appare così scontato non sembra in ultima analisi allo stesso tempo così vero, quando analizziamo il modus operandi delle nostre strutture percettive. Applichiamo le nostre forme, i nostri concetti, al continuum del reale e pretendiamo che tali forme definiscano davvero la realtà delle cose. Poniamo confini arbitrari e crediamo di creare gruppi di soggetti ontologicamente diversi.

Tramite l’utilizzo di argomenti paradossali e di analogie l’articolo succitato aiuta a far luce sulla fallacia di certe nostre convinzioni. Ecco l’incipit:

Sono sempre stato affascinato dalle cose viventi. Da bambino catturavo api per vederne da vicino gli occhi di ossidiana e la bionda peluria, scovavo crostacei e artropodi sulla spiaggia spiando le bolle nella sabbia e ho un ricordo tuttora molto vivido di una gita in un boschetto di eucalipti dove migliaia di farfalle monarca si erano fermate a riposare. Mentre mio fratello era fissato con le costruzioni del meccano, con cui realizzava complicati marchingegni, io volevo capire come funzionava il nostro gatto. Come vedeva il mondo? Perché faceva le fusa? Di cosa sono fatti pelliccia, artigli e baffi? Non è un caso che mi guadagni da vivere scrivendo di natura e di scienza.

Recentemente, però, ho avuto un’epifania che mi ha costretto a ripensare perché amo così tanto le cose viventi e a riesaminare che cos’è davvero la vita. Le persone che hanno studiato la vita hanno sempre lottato per definirla. Ancora oggi non ne esiste una definizione soddisfacente o universalmente accettata. Mentre riflettevo su questo, mi sono ricordato della passione di mio fratello per il meccano e della mia curiosità per il gatto.

Perché pensiamo al primo come inanimato e al secondo come vivo? In ultima analisi, non sono entrambi macchine? Certo, un gatto è una macchina incredibilmente complessa capace di comportamenti incredibili che un insieme pezzi del meccano non potrebbe mai imitare. Ma a un livello più fondamentale, qual è la differenza tra una macchina inanimata e una vivente? Persone, gatti, piante e altre creature appartengono a una categoria, e meccano, computer, stelle e rocce a un’altra? La mia conclusione è “no”. In realtà, ho deciso, la vita non esiste. Lasciatemi spiegare.

(l’articolo, intitolato Perché la vita, in realtà, non esiste, è stato scritto da Ferris Jabr e continua qui)

Annunci

7 pensieri su “What is life?

    • Solaris non l’ho ancora letto, ahimé, ma ricordo vagamente il film. Questo discorsi mi rimandano comunque a molta fantascienza in generale, o al racconto “L’anima dell’animale modello III” di Miedaner. Credo che nella nostra capacità intuitiva di discriminare il “vivo” dal “non vivo” si annidino le risposte ad un sacco di misteri legati all’esperienza cosciente umana e al libero arbitrio. Magari applicando questra utile strategia di discriminazione per salvarsi la pelle dagli altri “vivi” l’uomo ha imparato filogeneticamente a rivolgerla verso se stesso, sviluppando l’illusione della coscienza e del libero arbitrio (anch’esse utili a fini evolutivi?). O magari è avvenuto il contrario: sentendosi “vivo” e “padrone delle proprie azioni” l’uomo ha appreso a proiettare queste sensazioni nei soggetti che si comportano come si comportebbe lui in determinate situazioni…

      E come si frega, si inganna, questo sistema automatico di discriminazione? Con un robot sufficiente umano? Cos’è il pupazzo con cui si addormenta per un bambino? Tra un verme (o un batterio al microscopio) che si muove o una foglia mossa dal vento io riconosco – ancora – il primo in maniera più rapida?

      • Recentemente a domande simili, avevo iniziato a cercare di “catturare” quello che mi passa per la mente mentre osservo e interagisco con esseri viventi. Copio-incollo:
        …che cosa ci da l’impressione della presenza di una coscienza o personalita` in un animale. Anche qua, ci possono essere motivi piu` o meno razionali, ma a me interessa capire cosa, intuitivamente, ci fa sentire quell’animale che abbiamo davanti come dotato di coscienza e personalita`. Perche` certi animali siamo tentati a considerarli piu` come persone ed altri meno? Il motivo non puo` che riguardare il modo in cui essi interagiscono con l’esterno. Per farla breve, l’impressione che ho avuto e` che tendiamo a considerare piu` dotati di coscienza e personalita`, quegli animali che sembrano vedere in noi la presenza di una coscienza e personalita`. Quelli che ci danno l’impressione di aver notato la nostra esistenza e che possono interagire con noi, o che riescono a riconoscere la forma di un muso/volto anche in animali molto diversi da loro e che, quando interagiscono, rivolgono lo sguardo verso quel muso o volto (il nostro, ad esempio). Mi era sembrata interessante l’idea che noi attribuiamo una coscienza a chi sembra aver riconosciuto una coscienza in noi. In pratica, quanta anima attribuiamo ad un cane, aragosta, ragno, coniglio, delfino, granchio, potrebbe dipendere piu` dal modo in cui vediamo loro guardare a noi, che non da qualche caratteristica statica.

      • Ogni uomo può scegliere, ha il diritto e il dovere di scegliere. Se si fa ridurre su un pupazzo, anche questa è la sua scelta. ‘Vivos voco!’ Forse hai dato una risposta giusta, nemmeno lo sapendo. Forse prorio essere vivo per un uomo significa la sua libertà e la sua dignità. Meno vivo è quello meno libero, e più legato dagli istinti.

        Considerate la vostra semenza:
        fatti non foste a viver come bruti
        ma per seguir virtute e conoscenza

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...