Source Code & Welcome

Notte filmica, una di queste notti. Un commento come al solito rapido su due pellicole che mi son capitate davanti agli occhi e che non ho potuto rifiutarmi di guardare.

Source Code, di Duncan Jones. L’autore – non ribadirò come già fanno tutti che trattasi del figlio di Bowie, di Bowie! – mi aveva già sorpreso col gioiello fantascientifico Moon. Questo Source Code, suo successore, è una bella conferma: il ragazzo ha del talento e, soprattutto, dimostra ancora una volta una rara bravura nel tramutare il proprio ardire filosofico in immagini che sappiano catturare l’attenzione dello spettatore. Senza mai cadere, gliene va dato atto, nella tentazione di alleggerire la proposta con stereotipati trucchetti da blockbuster (sparatorie inutili, battute fuori luogo, parossisimo di effetti speciali). Rispetto all’ottimo e desolato Moon, Source Code appare fin da subito molto più dinamico e complesso, frutto di una sceneggiatura calibrata che – forse! – riesce a tenere in piedi e a dare coerenza al più incasinato degli intrecci. E questo basti. Accennare alla trama di questo lavoro a metà tra il thriller e la fantascienza non solo sarebbe inutile, non solo sarebbe difficile, ma in questo caso si rivelerebbe anche dannoso. Posso solo consigliarlo a chi ha amato il capolavoro Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello) o il pesantuccio Inception (al quale forse preferisco proprio Source Code). Trovo molte somiglianze tra le atmosfere dei tre film, e un certo fatalismo di fondo: quello di Jones è forse il più complicato in assoluto, colpa anche del ritmo forsennato che non lascia troppo spazio per l’elaborazione delle informazioni, tant’è che non sono del tutto sicuro di averlo afferrato nella sua totalità. Una seconda visione è, mi sa, d’obbligo.

Welcome, di Philippe Lioret.  La storia è quella del diciassettenne curdo Bilal che, partito dall’Iraq tre mesi prima, vuole raggiungere la ragazza di cui è innamorato, una sua conterranea che è riuscita ad approdare in Inghilterra con la propria famiglia. Arrivato in Francia – a Calais -, il ragazzo viene individuato e bloccato dalle autorità locali, le quali gli impediscono di imbarcarsi per la terra d’Albione. Senza darsi per vinto, Bilal progetta allora una folle traversata della Manica da effettuarsi a nuoto partendo proprio dalla costa della cittadina francese. In vista dell’obiettivo comincia ad allenarsi duramente in una piscina di Calais, dove vasca dopo vasca fa amicizia con l’istruttore Simon, uomo in piena crisi esistenziale che cercherà in tutti i modi di far cambiare idea al ragazzo a costo di avere delle (crescenti) grane con la giustizia. Anche in Francia, aiutare i clandestini è infatti illegale. Nonché fortemente sconsigliato dai vicini rompicoglioni. Un film di violenza sottaciuta, di inseparabili anelli, di sentimenti repressi, di ampie spiagge vuote e mari bui come il petrolio. Assai valido, se ascoltate il sottoscritto.

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8 pensieri su “Source Code & Welcome

  1. certo che Gyllenhaal in quanto a predestinazioni non si puo’ dire sia proprio fortunato… c’avra’ il physique du role del martire…

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