Caro vecchio neon

Caro vecchio neon è un brillante monologo contenuto in Oblio di David Foster Wallace, una raccolta di racconti e di riflessioni non sempre digeribili ma che – lo ammetto – mi affascina sempre di più pagina dopo pagina. Vuoi per le sue strizzatine d’occhio a Borges, vuoi per la profondità delle intuizioni, vuoi per patologica intelligenza che emerge. Forse, forse, ne parlerò più in là.

Ora in tutta fretta volevo solo incollare una parte del racconto, che mi ha ricordato certe considerazioni di Dennett in Coscienza:

[…] Conosci già la differenza tra l’ammontare e la velocità di tutto quello che ti balena dentro e quella parte infinitesimale e inadeguata che riusciresti a comunicare. Come se dentro di te ci fosse questa enorme stanza piena si direbbe di tutto quello che prima o poi è presente nell’universo e invece le uniche parti che ne emergono devono in qualche modo essere spremute attraverso uno di quei piccolissimi buchi della serratura che si vedono sotto il pomello delle vecchie porte. Come se cercassimo di vederci fra di noi attraverso quei minuscoli buchi. Ma un pomello ce l’ha, la porta si può aprire. Ma non nel modo che pensi tu. E anche se ci riuscissi? Pensaci un attimo: e se tutti i mondi infinitamente densi e mutevoli dentro di te ogni istante della tua vita a questo punto si rivelassero in qualche modo completamente aperti ed esprimibili dopo, dopo la morte di quello che ritieni essere te, e se dopo questo momento ciascun istante fosse in sé un mare o uno spazio o un tratto di tempo infinito in cui esprimerlo o comunicarlo, senza neanche il bisogno di una lingua organizzata, e ti bastasse come si suol dire aprire la porta e trovarti nella stanza di chiunque altro in tutte le tue multiformi forme e idee e sfaccettature? […]

David Foster Wallace, Caro vecchio neon

Annunci

2 pensieri su “Caro vecchio neon

  1. (leggendo ‘Infinite Jest’ – tentando di portare a termine tale eroica e soddisfacente impresa – emerge in maniera netta come concetti come quelli suesposti stiano /proprio/ alla base dello stile di Wallace, torturato dall’idea dell’impossibilità di trascrivere su carta la totalità del proprio flusso di coscienza nonostante i mille e più tentativi di sezionare anche il più banale dei ragionamenti o dei meccanismi del quotidiano)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...