Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi

wallacefantasmi

Devo averlo già detto, ma adoro le biografie.

Sono spesso potenti e anche tremendamente ambigue. Da un certo punto di vista mostrano quello di cui è capace l’uomo se dotato di talento e sufficiente – imprescindibile – disciplina. Dall’altro, sadiche, ti raccontano che quel determinato artista o scrittore o figura carismatica eccetera è una mente ineguagliabile, rara, qualcuno in grado di scrutare tra le pieghe della realtà con occhi diversi, occhi che tu non possiedi, e allo stesso tempo una persona come tante – con le sue ansie, le sue insicurezze, le sue cadute di stile, le sue stronzate. Sono ragazzi come noi, ti viene detto, ma noi non saremo mai come loro.

Ho letto le quasi cinquecento pagine di Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. Vita di David Foster Wallace, di D. T. Max, in una manciata di sere. Si è trattato – la butto lì – della lettura più entusiasmante dei miei ultimi mesi. C’era tutto quello che poteva interessarmi, a ben vedere: una prosa scorrevole ma puntuale, un personaggio complesso da mettere sulla scena, suggestioni su libri che non ho letto e che adesso – cascasse il mondo – vorrei leggere, analisi di libri che ho letto, considerazioni sugli stili di narrazione.

Che volere di più?

Ogni storia d’amore va infatti oltre il resoconto della vita per larghi tratti ansiosa e depressa di Wallace, della sua infanzia delicatamente massacrata, delle sue ideazioni suicidarie, del suo rapporto con le dipendenze e della sua incapacità nel costruire rapporti duraturi con l’altro sesso. Qui si parla molto – questo rende il libro assurdamente interessante – del suo background culturale. Si parla dei suoi scrittori preferiti – Pynchon, Dostoevskij e DeLillo tra questi – e di come abbiano contribuito a plasmare il suo stile bizzarro. Si parla di teoria della letteratura, e di come si possa arrivare a costruirne una coerente sulla base di interessi apparentemente distanti dai reami umanistici come quelli per la logica, la filosofia, Wittgenstein, Godel Escher Bach, Russell, la ricorsività (“una mente troppo ricorsiva non può essere felice”, o qualcosa del genere), le funzioni del linguaggio e il suo intimo dialogare con la realtà. Poi ci si sofferma sulle sue opere principali e si osserva quale sia il loro rapporto con i vari passaggi esistenziali esperiti da DWF stesso. Chi ha apprezzato Infinite Jest (il libro che si può apprezzare ma non amare) troverà nel lavoro di Max – bravissimo a destreggiarsi tra fonti, critica letteraria e analisi psicologica – immensa soddisfazione nel comprendere cosa sottostia a tale mastodontico tentativo di antiromanzo. Quali siano le sue aspirazioni, quali i suoi riferimenti, quali esperienze wallaciane reali vi siano state inserite per poi esser celate da strati e strati di ipergrafico fondotinta. E se vi sembrerà – come è sembrato a me – che l’autore abbia fatto di tutto per non piacere (eccessivamente) al lettore, scoprirete che dietro a tutto questo c’è – come si sospettava – una forte motivazione teoretica. Per un libro che voleva mettere in guardia dai pericoli dell’abuso di ironia e dal magnetismo letale dell’Intrattenimento, essere troppo seducente significava cadere in una banale contraddizione:

[…] la storia non doveva dimostrarsi tanto divertente da ricreare il morbo che cercava di diagnosticare. Non doveva accattivare con espedienti immediati […]. Infinite Jest doveva essere, come del resto recitava il sottotitolo proposto all’epoca da Wallace: <<un Intrattenimento fallito>>.

Poi naturalmente c’è altro ancora. C’è l’insoddisfazione di Wallace per La scopa del sistema, i suoi carteggi con Franzen e DeLillo, la sua incapacità nel portare avanti Il re pallido, l’amarezza che si cela dietro alle tonnellate di parole dell’indigeribile – ma intellettualmente pazzesco – Oblio, la sua frustrazione nella vana ricerca della disciplina, le pillole antidepressive, l’elettroshock, il sesso da una botta e via, la cattiva gestione del successo. Eccetera eccetera.

Un libro, quello di Max, che parla (anche di) di libri, di scrittori e di scrittura. Qualcosa che ti fa venir voglia di leggere, qualcosa che ti fa tornare la voglia di leggere – nel caso tu l’avessi perduta lungo la via. Un’opera rigorosa, analitica e profonda sull’opera non proprio struggente di un formidabile e malmesso genio. Imperdibile, a mio avviso.

Annunci

2 pensieri su “Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...