Come stare soli (di J. Franzen)

comestaresoli

Dall’autore di Le correzioni e Libertà, una raccolta di saggi acuti e brillanti che hanno come filo conduttore l’erosione dei valori civili, il persistere della solitudine nell’America postmoderna e la fiducia nella letteratura come mezzo per sfuggire alla tragicità del destino individuale.

Raccolta eterogenea non sempre coinvolgente – soprattutto a causa dei temi trattati – ma con i suoi momenti. Ho mollato Lettere smarrite (e qualcos’altro), che parla del (dis)servizio postale di Chicago, per ovvio scarso interesse nei confronti della cosa. Per il resto, si va dal leggibile (Erika imports, Unità di controllo) a diversi testi scritti con passione e lucidità, tra narrazioni che riguardano questioni personali e tentativi di analisi di stampo sociologico sugli effetti della modernità.

Il cervello di mio padre è – e non dico altro – lo spunto autobiografico su cui è stato edificato quel capolavoro chiamato Le correzioni. Il tema della privacy (pre 9/11) è affrontato con originalità in L’alcova imperiale. Perché scrivere romanzi, Materiale di recupero e Il lettore in esilio provano a raccontare che significa essere scrittori negli anni ’90: si parla di depressione (la sua), di sempre più narcotico intrattenimento televisivo, della trasformazione del lettore medio, delle potenzialità (tavolta inespresse) del romanzo, del rapporto contrastato e doloroso tra l’esigenza dello scrittore di chiudere il mondo fuori da sé e quella – opposta – di uscire – per strada e nei bar e nella biblioteche e nei fast food e nei – per cercare gente come lui, con i suoi stessi interessi e le sue manie, gente con cui condividere ansie e speranze. Ho trovato piuttosto divertente Libri a letto, analisi semiseria dei manuali di sessuologia, e ho apprezzato particolarmente il Franzen che dichiara senza problemi di essersi reso conto di “essere uno dei pochi maschi eterosessuali […] a non eccitarsi per la biancheria intima elaborata”, che trova spesso pretenziosa e (dunque) ridicola. Il saggio sull’industria del tabacco ha un incipit billhicksiano ed è ragionevole ma non moralista. Ci vediamo a St Louis è di una onestà commovente, e contiene – ancora – qualche scena emotiva che sembra esser uscita da Le correzioni: la casa della sua infanzia, la casa della sua vita, è la casa in cui non vuole più metter piede, la casa che neanche vuole degnare di un’occhiata. In questa bizzosa sensibilità e negli agrodolci ricordi che ogni tanto riaffiorano, qualche volta razionalizzati in maniera umana e (consapevolmente) maldestra, c’è tutta la grandezza dell’autore di uno dei migliori romanzi degli anni 2000.

Annunci

Un pensiero su “Come stare soli (di J. Franzen)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...