Pensieri di Zadie Smith

Cambiare-ideaZadie Smith, di cui lessi una vita fa il suo romanzo d’esordio Denti Bianchi, non è solo una donna meravigliosa, ma è anche una donna con due attributi (palle) così. Questo e altro ancora – è colta in maniera imbarazzante, sa scrivere nel più chiaro dei modi, ha opinioni forti e interessanti eccetera – si evince dalla lettura delle trascrizioni di conferenze, dei saggi e delle recensioni raccolte in Perché scrivere e Cambiare idea. Nel primo breve volume la scrittrice londinese cerca di chiarire, all’interno di un paio di public speech, quali sono secondo lei i motivi che spingono a perdere tempo con la scrittura e a sognare di diventare scrittori. Inizio scoppiettante e autoironico, proseguimento forse troppo frammentato e poco fluido. Emerge limpida la sua devozione per Nabokov, per i suoi libri e per il suo modo di concepire la scrittura e il rapporto col lettore. Il secondo volume (Cambiare idea) è un sostanzioso brodo di (cito) Esistenze, Visioni, Sentimenti, Letture, Ricordi. Si passa dal racconto della situazione bellica della Liberia all’esperienza vissuta in prima persona della (svuotata) Notte degli Oscar, da recensioni cinematografiche buttate giù con insospettabile competenza (splendido tributo ad Anna Magnani) a commenti davvero articolati sulle pubblicazioni altrui (recenti o meno), dall’analisi della situazione in cui si trova invischiata la letteratura moderna al rapporto autore/lettore nella diatriba aperta da Barthes e compari, dal resoconto mai banalmente sentimentale di alcuni aspetti biografici (il suo rapporto col padre) all’analisi esaustiva e ficcante di Brevi interviste con uomini schifosi di D. F. Wallace.

Inoltre affiora spesso, un po’ ovunque, la sua esigenza di parlare della propria relazione con quella che lei chiama negritudine. E di come una ragazza mulatta appassionata di letteratura abbia dovuto inghiottire più di un rospo nell’affrontare testi smaccatamente o sommessamente razzisti, ma anche talvolta liberatori, funzionali nell’aiutarla a superare una condizione che è – a ben vedere, razionalmente – nient’altro che una non-condizione:

Non escludo che potrei essere anch’io, inconsciamente, una tragic mulatto, scissa fra l’orgoglio e la vergogna. A livello conscio, tuttavia, mentirei se dicessi di provare orgoglio per essere bianca e vergogna per essere nera, o orgoglio per essere nera e vergogna per essere bianca. Mi risulta impossibile provare orgoglio o vergogna per degli eventi genetici casuali in cui non ho avuto nessuna parte attiva. Capisco come mai queste parole siano entrate a far parte del discorso sulla razza, ma non le sottoscrivo. Non sono neanche orgogliosa di essere donna. Non sono neanche orgogliosa di essere umana: è solo qualcosa che mi piace molto.

Zadie Smith, Cambiare idea

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