L’origine dell’Uomo (Ulver)

Nulla, c’è che sono in fissa con gli Ulver. Che conoscevo, certo, che apprezzavo, sì… ma si trattava di aver adocchiato alcuni brani, non di esser andato pazzo per dischi interi. Poi le cose cambiano. Si smette di bere birra doppio malto e si passano le serate ad ascoltare Elisa (…) e a conoscere (davvero) la discografia degli Ulver post-fase-black-metal. Per scoprire che ci piacciono parecchio.

Eos (il pezzo che linko) ha una sua primordiale tremolante grazia, è minimale – ogni nota al posto giusto, e sarebbe da maleducati ficcarcene altre, è ambient spettacolare e sconsolante, ha quella rara capacità di rispondere con semplicità a quelle che sono le Grandi Domande (se non capite cosa significhi, vi capisco) e sarebbe stata perfetta – immagino – per certe scene di Odissea nello spazio (anche se, il suo finale… Eyes wide shut?). Classe da vendere a pacchi, e ciao.

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5 pensieri su “L’origine dell’Uomo (Ulver)

    • Dopo l’inizio black metal (che non conosco), sono una specie di territorio di sperimentazione. Hanno fatto dischi diversissimi, prova intanto “Perdition city”. Poi “Shadows of the sun” e il completamente fuori dagli schemi “Messe”

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