Di sudori, libri e musiche

Il caldo record – stavolta mi sa che è vero – di queste settimane ammazza sul nascere qualsiasi volontà. Chi può s’immerge nell’aria condizionata – a sua volta contribuendo così all’innalzamento delle temperature -, chi non può s’attacca al ventilatore o a liberatorie ingiurie verso il nostro caro Signore. L’hobby principale è, manco a dirsi, la rincorsa alla zanzara rompicoglioni: lo si pratica in lunghe notte afose e sudate, la strada è un fiorire di sparuti applausi fuori tempo, in occasione di risvegli ronzanti puntualmente accompagnati – rieccoci – da parole non proprio al miele per Colui che da lassù tutto osserva e decide e non so cosa. E’ un passatempo stanco, triste, lento, che non libera chissà quali endorfine.

In questo luglio assassino di voglie ho iniziato L’arcobaleno della gravità per poi abbandonarlo dopo 200 pagine (siamo al secondo abbandono in 15 anni, ma magari ci riproverò più in là) proprio perché poco appropriato al fiacco periodo (se l’avessi cominciato a febbraio l’avrei finito in 10 giorni, visto l’invidiabile ritmo di lettura che avevo trovato allora). Ho invece riletto con piacere Quattro amici di Trueba: leggero, divertente, tutto sommato credibile. L’ho ricomprato dodici anni dopo l’ultima volta che l’ho tenuto in mano – all’epoca dovevano avermelo prestato. Adesso sto leggendo America Perduta di Bill Bryson. Niente da segnalare: il solito piacevole Bryson.

Dal punto di vista musicale c’è sempre qualcosa di nuovo. C’è sempre qualcosa da scoprire. Per fortuna. Ho visto diversi spettacoli qua e là per la Toscana, di qualsiasi genere. Tra essi segnalo: Nick Oliveri (Kyuss, Queens of the stone age) al Nano Verde (Follonica o giù di lì), concerto acustico piuttosto suggestivo, all’imbrunire di una domenica sera morbidamente alcolica, in una location (si dice così) a dir poco spettacolare e Bobo Rondelli, prima una toccata e fuga al Marea Festival (Fucecchio) e poi show completo a Signa (Firenze). Il concerto di Fucecchio è stata una mezza folgorazione. Conoscevo il livornese ex Ottavo Padiglione solo di nome e lo snobbavo e sotto sotto detestavo con puerili argomentazioni (piace alla gente che non mi piace, non può esser minimamente interessante). Ho scoperto prima un animale da palco che propone spettacoli pieni di trovate, imitazioni, sketch, improbabili (e riuscite) miscellanee di generi, poi un artista di spessore e una voce notevole e teatrale quando mi sono avvicinato ai suoi dischi e al suo immaginario fatto di Livorno/Bevute/Sesso/Disperazione/Depressione/Ingenuità/Poesia-da-strada (qua e là tra le sue canzoni si trovano Piero Ciampi, Tom Waits, Paolo Conte, Bukowski etc etc). Per avvicinarsi a un artista vero e disturbato, che un po’ troppo fieramente ha con tutta probabilità buttato via una florida carriera di palazzetti colmi e vette di classifica, consiglio il disco fatto con Bollani (Disperati Intellettuali Ubriaconi) e il documentario che il suo amico Virzì ha realizzato su di lui e un po’ su tutta Livorno: L’uomo che aveva picchiato la testa.

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