Il Re Pallido, di David Foster Wallace

repallido

David Wallace scompare dopo un centinaio di pagine. Tema centrale: realismo, monotonia. La trama una serie di preparativi per quello che deve succedere, ma in realtà non succede nulla.

David Wallace scompare – diventa una creatura del sistema.

Così si era appuntato David Foster Wallace a proposito dell’evoluzione di una delle tante (e intricate) vicende che sarebbero dovute andare a formare il romanzo Il Re Pallido. Questo sarebbe dovuto essere (forse) il ruolo che il David Wallace protagonista della storia, quello dentro le pagine, avrebbe dovuto (brevemente) interpretare.

Il Re Pallido, di questo bisogna parlare. Non lo leggete. Tenetevene ben alla larga. Evitatelo come la peste. Romanzo incompiuto – per colpa o grazie al decesso volontario dell’autore – e postumo, opera ben lontana dall’avere una sua fisionomia ben delineata, monca di ponti e connessioni e indizi, da informare (etimologico) definitivamente, ambientata per lo più all’interno della non proprio emozionantissima Agenzia delle Entrate americana (anno 1985), provate a immaginare, che sminuzza cavilli e sguazza compiaciuta nell’analisi e nella descrizione della più vacua e ridondante burocrazia. Compaciuta.

Non ci provate neanche.

Però, se avete letto tutto di Wallace, se avete letto (forse ancora più importante) Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi, be’, fateci un pensierino. E anche qualcosa in più. Perché la lettura è complicata – come sempre, il tutto è voluto e funzionale – ma sa regalare parecchie soddisfazioni. A causa della sua incompletezza, del suo essere ancora piuttosto grezzo, è forse ancora più difficile – rispetto a lavori precedenti – parlare in astratto – o meglio, in absentia – del Re. C’è solo da dire che al termine di alcuni capitoli meravigliosi, o dopo aver digerito ben bene alcune ricorsive riflessioni, mentre siete lì col librone in mano, vorreste accanto a voi il mondo intero per indicargli sulla carta stessa tutto quell’eterogeneo accoppiarsi di sostantivi e aggettivi e avverbi e sostenere, fissandolo con gli occhi nei suoi occhi: “Ecco, nessuno ha mai fatto meglio di così”. Metabolizzate tutto ciò che arriva prima, comprendete cos’è l’acqua, poi tentate col Re. Non sarà lo stesso un’impresa agile, non v’illudete, ma con gli strumenti giusti in mano potrete avanzare con una certa sicurezza capitolo dopo capitolo all’interno di questo universo kafkiano di realismo magico screziato. Riuscirete forse a intravedere quello che era il fine ultimo. E le settecentocinquanta pagine che parlano di noia e della capacità di essere più o meno consapevoli e di moduli da riempire e di fantasmi e di bambini vergognosamente buoni e di madri che ti muoiono addosso voleranno via piuttosto celermente, a meno che non vi fermiate ogni tanto per sottolineare qualche passaggio di matematica bellezza, qualche frase perfetta, qualche espressione di rara vividezza, qualche dialogo strambo ed efficace. Se avete quest’abitudine, scommetto che le soste saranno frequenti. Perché nessuno sa sviscerare i processi mentali come Wallace – un filosofo della mente raffinatissimo, da questo punto di vista – e in pochi hanno l’ambizione di farlo davvero. Ciò che intuisci per un istante e poi fugge via, sempre, il senso del senso del senso (a proposito dell’impossibilità di un’analisi in astratto), ecco, lui sa esplicitarlo e rendertelo manifesto. Con insuperabile abilità, te lo riporta indietro. Questo lo stai pensando anche tu, vero?

Non lo considerate un romanzo: non ha la compattezza necessaria per esser tale. E’ lontanissimo – come schiettamente ci dice l’editor Michael Pietsch nella prefazione – dall’essere un tutto organico. Richiede un grosso sforzo cognitivo. Prendetelo così com’è, una collezione di scritti vagamente collegati tra loro, frammentata esposizione di una delle mente più interessanti e tormentate che vi capiterà mai di incontrare, scritto con totale padronanza del linguaggio. Alla fine non si arriva a nulla, non succede nulla… ma tutto questo, onestamente, vi pare poco?


(se volete una vera e propria recensione, segnalo questa, molto buona)

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