Anna, di Niccolò Ammaniti

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Meglio di certi romanzetti senza capo né coda proposti negli ultimi anni dallo scrittore romano. Non che ci volesse molto. Per intenderci: The road + L’ombra dello scorpione + Il signore delle mosche + Indiana Jones e il tempio maledetto. Qualcosa come: “in un mondo in cui tutti gli adulti sono rimasti uccisi da un letale virus, in una Sicilia post-apocalittica in cui regnano i bambini, una ragazzina fa di tutto per regalare al fratellino un’ultima speranza di salvezza.” Scrittura non controllata e pigra (Ammaniti è pigro) – “la luce dipinge…”, “il sole dipinge…”, “i fari dipingono…”, “il lampione dipinge…”, per non parlare delle decine di “nubi di moscerini” o roba simile -, qualche ingenuità di troppo, qualche stanca descrizione meteorologica in eccesso, similitudini non sempre proprio geniali, ma nel complesso una cosa che procede senza intoppi. Anche se non mancano i passaggi in cui la vicenda appare terribilmente sfocata. Puro intrattenimento. Niente più, niente meno. I migliori momenti sono a mio parere quelli in cui compare il cane. Ché ci vuoi proprio bene, alla fine, a quel gran figlio di un. Letto in un paio di giorni senza pentirmene troppo. Trascurabile, sì, ma credevo molto peggio.

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