Wittgenstein, di Luigi Perissinotto

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In estrema sintesi, si potrebbe affermare che, per il Tractatus, ciò che non può essere detto è tutto ciò che rende possibile che qualcosa venga detto.

Wittgenstein s’incontra un po’ dappertutto. In Odifreddi e nei suoi podcast, in Eco, negli esami di Filosofia della Scienza – i logici viennesi, negli esami di Linguistica, negli esami di Semiotica, in quelli di Informatica & Logica, in David Foster Wallace, in Doug Hofstadter, in Bertrand Russell, in Daniel Dennett eccetera. Ha contaminato se non proprio ispirato un sacco di opere ed è di fondamentale importanza per quella fetta epistemologica che s’occupa di studiare come linguaggio, mente e realtà si influenzano a vicenda.

Uno quindi si sente quasi in dovere di entrarci in contatto in maniera più diretta, e succede che una sera si metta a (sfogliare il Wittgenstein, parafrasando Allen) leggere il Tractatus. Che è tosto, sapete, anche se di vostro non partite proprio da zero. Breve, preciso e tosto.

Luigi Perissinotto – prof. di Filosofia del Linguaggio a Venezia – ha scritto anni fa un libercolo di 131 pagine che cerca di venire in soccorso a chi voglia farsi un’idea del pensiero di quello che è considerato uno dei più importanti filosofi del ‘900 (farsi un’idea del pensiero). Wittgenstein. Una guida è un’opera nei limiti del possibile chiara, ben organizzata e di wittgensteiniana precisione. E’ divisa in due parti. La prima si sofferma sulle proposizioni del Tractatus (“il primo W.”, secondo la definizione di alcuni), mentre la seconda prende in analisi l’evoluzione del pensiero del filosofo – che a me suona un po’ come un quasi arrendevole e/o forse saggio mettere i piedi in terra e abbandonare i voli pindarici della gioventù, le dogmatiche concettualizzazioni, la strada che porta al solipsismo, le Grandi Teorie sul Tutto – testimoniata dalle pagine delle Ricerche Filosofiche.  “Nella Filosofia non si può scoprire nulla.” “Il difficile sta nel vedere ciò che è davanti ai nostri occhi!

(Davanti ai nostri occhi come l’acqua per i pesci. Noto più di una similitudine tra il mutamento di prospettiva dell’austriaco e quello di David Foster Wallace: partito con un testo per l’appunto di stampo wittgensteiniano – La scopa del sistema – in cui cerca di far vedere al mondo quanto sia intelligente e colto e ironico, è col tempo arrivato a rinnegarlo e a sottolineare quanto per lui le cose importanti siano altre – nella letteratura, nella vita. L’elogio della consapevolezza in Questa è l’acqua è di un’umanità toccante – il difficile sta nel vedere ciò che è davanti ai nostri occhi.)

Lavoro snello e persino accattivante, questo di Perissinotto, introduttivo ma non semplicistico, senza pretese di esaustività. Centra il suo obiettivo senza se e senza ma.

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