I libri degli ultimi mesi

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Sardegna – Capo Testa

Non ho più postato nulla – è un fatto. La verità è che da più di un anno e mezzo son dietro a una cosa che mi sta portando via più tempo di quel che pensavo. Vedremo se ne verrò fuori.

Ma ho comunque letto un po’ – la notte, sulla spiaggia, su traghetti vari.

Eccoli, i libri letti (grazie ad Anobii che mi fornisce la lista) da febbraio in poi, con i commenti più brevi che possiate immaginare:

Punto Omega – Don DeLillo  (in lettura adesso)

Brother and sister – Simona Vinci  (conciso e semplice, punta tutto sulla precisione del linguaggio ed è interessante, una piacevole nottata)

Il libro delle cose nuove e strane – Michel Faber (quando ti trovi in una località turistica e tutto ciò che offre la libreria – che poi non è davvero una libreria – sono solo best seller, e allora ne prendi uno a caso e speri ti vada bene. Invece no. Invece no. Storia scialba, stilisticamente irrilevante, di un pastore inglese che viene assoldato da una multinazionale per andare su un pianeta lontano con la missione di diffondere il (…) cristianesimo tra i locali (alieni). Trascurabile, come minimo)

Sardinia blues – Flavio Soriga  (svelto e giovane e rock – come si dice, prosa scarna e senza respiro e occasionalmente intensa, dei periodi si fanno leggere anche tre o quattro volte di fila – una bella sorpresa per questo autore sardo che parla di Sardegna – Sardegna come Messico, come sudamerica – ed emofilia e inquietudini moderne)

Registro di classe – Sandro Onofri (un professore di liceo racconta aneddoti risalenti a un particolare anno scolastico degli anni ’90  – vita vera. Si legge in poche ore e sciorina diverse intelligenti riflessioni – Onofri sembra esser stato uno che prendeva molto sul serio il proprio lavoro, così tanto da metterlo costantemente in discussione)

Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini (quando peschi un famoso best seller a pochi euro, usato, e vuoi assolutamente capire se la sua fama è meritata oppure no. Bella storia, poca profondità ma apprezzabile coinvolgimento – fondamentalmente il discorso è questo: non è tempo buttato)

L’uomo che cade – Don DeLillo (DeLillo, il maestro DeLillo, alle prese con l’11 Settembre, su come l’evento si sia sedimentato nei singoli e abbia trasfigurato le relazioni tra i singoli – ed è sempre un aggraziato legarsi di ansie universali, vite quotidiane e concettualizzazioni dell’arte contemporanea)

Open: La mia storia – Andre Agassi (quando ti trovi in una località turistica e tutto ciò che offre la libreria – che poi non è davvero una libreria – sono solo best seller, e allora ne prendi uno a caso e speri ti vada bene PART II. Qui è andata di lusso. Autobiografia di Agassi, il noto estroso tennista. Non clamoroso come molti dicono, ma bello, tirato, appassionante – gli inizi duri, il padre ossessivo, l’accademia, la gestione del successo, vincere e perdere e sposare Steffi Graf. Mi ha fatto ripensare spesso a Infinite Jest)

Non avevo capito niente – Diego De Silva (nulla, non m’è piaciuto per nulla. Poca ambizione, scrittura mai sorprendente, un umorismo che non fa ridere).

Io viaggio da sola – Maria Perosino (a distanza di mesi non ricordo niente, può esser significativo. Solo che la Perosino ha un’idea di viaggio molto diversa dalla mia)

Le ore – Michael Cunningham (romanzo breve e intelligente su Virginia Woolf e la sua opera principale – La Signora Dalloway -, con biografia e temi del romanzo che si intrecciano continuamente, più livelli di lettura etc etc)

Il centravanti è stato assassinato verso sera – Manuel Vázquez Montalbán (noir calcistico e speziato, non fa gridare al miracolo ma – insomma – Montalbán è sempre ottimo intrattenimento, e Pepe Carvalho il solito simpatico gran figlio di)

Nati due volte – Giuseppe Pontiggia (il grande Pontiggia che parla di qualcosa che conosceva molto bene: il rapporto tra un padre e il figlio disabile – scrittura ridotta all’osso, attenzione maniacale sull’uso di ogni singola parola)

Tennis, TV, trigonometria, tornado – David F. Wallace (raccolta davvero eterogenea di saggi – notevoli quello su Lynch e quello sul rapporto tra narrativa e televisione – tema fondativo di tutta l’opera wallaciana)

La luna e i falò – Cesare Pavese (mi è rimasta la scrittura, una scrittura leggera e misurata – ricordo che mi è piaciuto molto, nonostante fossi partito con irrazionali pregiudizi)

Fútbol: Storie di calcio – Osvaldo Soriano (libro celeberrimo che colpisce fino a un certo punto, raccolta di racconti a tema calcistico, sudamericani e grotteschi – almeno come concetto siamo dalle parti del realismo magico di Marquez)

Mao II – Don DeLillo (ancora il maestro DeLillo e la sua produzione cerebrale – meta-narrativa e terrorismo e visioni e – come sempre – la fredda bellezza dell’arte contemporanea)

Underworld – Don DeLillo (capolavoro, o comunque siamo lì – il grande scrittore è il grande pensatore, e viceversa)

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3 pensieri su “I libri degli ultimi mesi

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