Spasmo o sorriso?

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Il Corriere pubblica la foto di questa neonata apparentemente sorridente, ed è ovviamente un trionfo di cuoricini, di dolcezza, il web si commuove eccetera eccetera.

Tra i commenti qualche rompiscatole fa notare che trattasi di uno spasmo, lo dice la Scienza, un essere umano tanto piccolo non può sorridere volontariamente eccetera eccetera, e il commento si becca una valanga di Mi Piace eccetera eccetera.

Ma ha ragione, il rompiscatole?

Sì e no. Lo dice la scienza e, al tempo stesso, la scienza lo smentisce.

Spasmo, gesto volontario, involontario. Il discorso può esser semplice o complesso, dipende dal livello d’analisi che scegliamo. A un certo livello, che ci è più comodo (ci siamo evoluti per ragionare in questa maniera), la distinzione tra spasmo e sorriso volontario può essere netta, ci appare netta, è clamorosamente netta.

Se scendiamo giù nel profondo, invece, osserviamo che tutto è una questione di stimolo-risposta (anche se non ci piace ammetterlo poiché riduce il nostro esser speciali), vale per lo spasmo che per il sorriso diciamo volontario, e che al massimo cambia solo il percorso nervoso, più o meno lungo, più o meno sinapsi.

Dunque: se è improprio dare un significato a quella specie di sorriso, in un certo senso è improprio anche immaginare che il gatto ci voglia bene perché ci si struscia addosso, o che il sorriso di quella certa ragazza sia qualcosa di speciale e non, in fondo in fondo, il risultato necessario di una lunga e sconosciuta serie di interazioni a livello base.

Il mondo senza Dio è solo interazione della materia che noi umani riempiamo di senso con l’immaginazione, attribuendo volontarietà, coscienza, anima, Dio (appunto) ad alcuni degli eventi che percepiamo. E se funzioniamo così, attribuire un significato speciale a quel sorriso non è troppo diverso dall’attribuire una coscienza a noi stessi, o (di conseguenza) agli altri. Pensare che la neonata sorrida intenzionalmente può esser chiamata ingenuità, ma tutti siamo più o meno ingenui rispetto a una valanga di fenomeni simili – e allora perdoniamoli, perdoniamoci, e facciamoci subito un altro bicchiere.

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