Vanagloria, e attentato al Papa

Niente. Il racconto E’ tutto bianco mi ha fatto vincere l’edizione IV del Concorso Letterario “Rosso d’inverno” di Dosson di Casier (TV). Giorni veneti di bei fiumi silenziosi, di persone gentili, di playlist, di maschere, di mamme straniere che (a Venezia) dicono al pargoletto piangente “Crazy! You’re in the most beautiful place in the world and you want to go home!”, di stradine strette appiccicate all’Adige per chilometri e chilometri.

E poi quel racconto che hanno letto. Scritto da una ragazza di Livorno. Che parla del nonno che non ha mai conosciuto, il nonno fotografo che il 13 maggio 1981 era in Piazza San Pietro e che ha scattato la foto di Wojtyła appena colpito dalla pallottola di Ali Ağca – forse la foto più diffusa in assoluto relativa all’attentato. Il nonno che non ha accettato compensi e che l’ha regalata alla stampa – rinunciando verosimilmente a una mezza fortuna. Quel racconto, in cui la ragazza immaginava cosa avesse potuto provare il nonno quel giorno. Quel racconto, supporre l’inconoscibile. Quel racconto. E il padre di lei, probabilmente il figlio del fotografo, in platea, che durante la lettura si strusciava a più riprese il fazzoletto sugli occhi. Più DeLillo di DeLillo, perlomeno come concetto.

 

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