Siviglia (con la barba incolta)

Siviglia, Alcazar

Non sono mai stato in Africa e non posso – davvero – immaginare cosa significhi vivere sotto un sole feroce che spinge la temperatura costantemente sopra i cinquanta. Non credo basti l’aver letto Ebano di Kapuscinski per comprenderlo appieno. Però, ora, dopo aver passato quattro o cinque giorni a Siviglia (con toccata e bagno oceanico in quel di Cadice) posso almeno farmene una vaga idea. E quando ti trovi quotidianamente a camminare immerso in quaranta e passa gradi (asciutti, per fortuna), quando senti il peso indicibile dei raggi solari che si poggia sulle spalle arrostite, quando l’unica strada percorribile è solo quella all’ombra, quando il frinire lisergico e incessante delle cicale ti fa venire a mente le scene senza dialoghi di Professione reporter, quando ti guardi attorno e scopri doloramente che nessuno – nessuno – è così pazzo da mettersi a camminare tra le 11 e le 16… be’, cominci un minimo a figurarti cosa voglia dire abitare in certe zone dell’Africa. Ed è, anche questa, un’esperienza da raccontare.

Siviglia fonde e rigenera, con le sue palme e la sua vitale aria condizionata, il centro storico ultrapulito e curato, il suo spettacolare lungofiume con tanto di localini pieni di ventenni giustamente sbronzi, le sue tendenze arabe e l’Alcazar, i suoi bicchieri di mojito da quasi un litro, le sue lunghe notti fresche (FRESCHE), ché andare a letto pare un peccato e comunque mai ci vai prima delle quattro, i mille giardini, e – lontani dal centro storico – le velleità di una città che avrebbe voluto anche essere altro.

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Natale in casa Some1elsenotme

In lettura, più o meno simultaneamente:

  • Kandel, Principi di Neuroscienze. Ne avevo già parlato. Io e lui. E lunghissime notti condite di caffè e tè, senza tv, Facebook e telefoni che squillano. (C’è una parte del volume – quando si parla di coscienza, di Dennett, di Searle e di filosofia della mente – che è di un ganzo pazzesco). Colonna sonora scelta: discografia dei Motorpsycho. Tutta.
  • Robert Heinlein, Fanteria dello spazio.
  • Bill Hicks, Love all the people. C’è tutto, di lui. Almeno credo.
  • Wisława Szymborska, poesie varie raccattate sul web e caricate sul (nuovo) lettore e-book (al momento dubito di riuscire a leggerci qualcosa di più impegnativo, ma hai visto mai…)

Giusto per non farsi mancare nulla, eh.

Letture a Gran Canaria

A Maspalomas

Durante i 4/5 giorni trascorsi a Gran Canaria (tra Pozo Izquierdo e Maspalomas, 25 gradi medi, vento fresco, relax e alcool come se piovesse) ho letto un paio di libri.

Il primo è stato After Dark di Murakami, consumato per la maggior parte sulla spiaggia sahariana di Maspalomas mentre ascoltavo Pet Sounds dei Beach Boys e High Violet dei The National e mantenevo un buon livello di stordimento bevendo birra Tropical. Come mi aveva anticipato Rita, si tratta di un libro tutto sommato deludente. Scritto in maniera fin troppo didascalica, di una semplicità che pare forzata e studiata a tavolino, il lavoro del noto scrittore giapponese non è riuscito a smuovermi in nessun modo. E, più che altro, m’è sembrato che non sapesse dove andare a parare. Peccato.

La severità con cui Ryan Air controlla le dimensioni dei bagagli a mano mi ha ha impedito di portarmi dietro un altro libro (anche se, ok, al ritorno l’ho scampata). Quindi, una volta terminato After Dark, mi sono dovuto arrangiare in qualche modo. Sempre a Maspalomas sono entrato in un supermercato (impossibile trovare librerie) e, tra i tanti best sellers tascabili che offrivano – in inglese – ho scelto The Fire Gospel di M. Faber. L’ho letto quasi tutto al ritorno sull’aereo, durante le 4 ore di volo, mentre cercavo di divincolarmi da un tizio che, sedutosi accanto a me, con fastidioso entusiasmo si sforzava di fare conversazione spiattellando banalità su banalità. Testo non male, tutto sommato, quello di Faber: il suo tentativo di fare satira sul fenomeno dei libri Codice Da Vinci style può dirsi discretamente riuscito. Un acquisto a caso, che, finalmente, mi ha dato qualche soddisfazione.