Il mezzo è il messaggio, no?

L’estenuante tartassamento felino, l’arte minimalista sui cappuccini, il caffè, il buongiorno glitterato, le persone false, quelle ipocrite, quelle buoniste, quelle false buoniste, le persone che-parlano-dietro-le-spalle, i quotidiani oggi voglio proprio mandare a fanculo qualcuno, oggi non mi fate incazzare, oggi ammazzo il primo che capita, gli stronzi li trovo tutti io, come odio il lunedì, i primi piani ultrasimbolici degli occhi, i primi piani in generale, la bellezza sta nelle piccole cose, gli spasmi verbali, le distorsioni, le bufale, gli smiley che fanno l’occhiolino, i terremoti telecomandati, autismo & vaccini, non mi fregano, gli sveglia isterici, è successo qualcosa di incredibile, clicca subito, fai girare, condividi se sei indignato, tutti a casa, mandiamoli tutti a casa, i falsi falsi buonisti, gli animali sono meglio delle persone, niente è peggio di un buono che s’incazza, quanto odio Natale, da oggi divento stronzo anch’io, ci vorrebbe la leva obbligatoria, ah quando c’era lui, i #relax allegati alle foto-vacanza, gli oggi così, gli e niente, gli e poi, il parossismo di kappa, i selfie, renzie, brexit, metti mi piace se sei d’accordo, scrivi amen se vuoi salvarla, gli winter is coming, i #relax a rimpolpare semanticamente le foto-vacanza (cioè: invidiatemi), le foto del papa sorridente, quant’è straordinario ragazzi, le foto di padre pio, le foto di padre pio stecchito preghiamo per lui, la bontà di quella santa della Calcutta, le frasi di Crepet, la Lucarelli dice sempre quel che pensa, i Povia, i Fusaro, i Francesco Sole, i Putin mussolinizzati, e che palle il GF, e che palle Sanremo, e che palle il campionato, e che palle, i falsi falsi falsi buonisti, le pagine amo la psicologia, le pagine amo l’arte, le pagine amo leggere, le pagine madonna quanto amo i libri e leggere, le pagine non potrei vivere senza leggere è veramente un dramma spero capiate quanto io sia speciale, i mandiamoli a casa, i mandiamoli a casa loro, i trentacinque euro al giorno, gli hotel con le piscine e l’idromassaggio e le bianche discinte e disponibili, vergogna, le gare di sarcasmo sul defunto di turno, questa è già stata detta?, i falsi falsi falsi falsi buonisti, il tracimare dell’ego, il test che animale sei, il test che colore sei, il test che aggettivo sei, il test che scarpa sei, il test che opera d’arte sei, il test che libro sei, il test che disco sei, il test che film sei, il test che personaggio di Beverly Hills sei, il test che test sei, l’esondare impressionante dell’ego, l’oroscopo di Internazionale sai ci prende spesso, io sono questo, io sono quello, io sono meglio di voi, la tigre non a caso è il mio animale-guida, non a caso, le autodefinizioni, l’autostima come si dice ipertrofica, le citazioni einsteniane, io la penso uguale oh quanto sarò creativo/ganzo, la creatività sbandierata, stasera mi metto a scrivere, stasera c’ho da comporre, io sono così, io sono mezzo matto, io non sono mica normale (occhiolino), le persone rettile, le auto alimentate ad acqua, i pomodori killer, la biowash, l’aids non esiste, i Radiohead geniali, i non se ne può più, la gente è stanca, non se ne può davvero più, i Radiohead vaffanculo, le rosse stilizzazioni cardiache, le foto di unghie, le foto di unghie, le foto di unghie, le matite, il referendum, le foto di tatuaggetti, che bello quello nuovo che meraviglia!, i meraviglia!, i quanto è vero, i non ci fanno votare, i da leggere da ascoltare da vedere, il patto del nazareno, gli juve merda, i basta col calcio non se ne può più, i bellizzimo, i ti lovvo, gli spacchiamoci a merda, i pezzi che spaccano di brutto, le immancabili due pregnanti bottiglie di corona stappate sul tavolino di plastica in riva al mare cobalto con tanto di sanguinante tramonto sullo sfondo e piccola piccola piccola vela bianca che traversa il tremulo orizzonte ed è subito #relax, gli aperitivi delle sette, i mi interessa indolenti, i vernissage, i ciaone, i cani (il gruppo), lo stato sociale (il gruppo), gli euforici si vive una volta sola, i domani vi scrivo qualcosa al proposito, gli stay tuned, i falsi falsi falsi falsi falsi buonisti, i da oggi smetto di rincorrere, i da oggi mi cercherà lui/lei, vedrete, i vado pazzo per il sushi, gli ora basta mi dispiace ma è arrivato il momento di fare un po’ di pulizia contatti addio, gli addio, da oggi cambio vita.

Di conseguenza:

  1. Facebook è un mezzo irrimediabilmente inquinato e quindi distorcente.
  2. Per quanto possiate sforzarvi, non scriverete mai niente di minimamente intelligente.

Il nostro mondo è fatto apposta per noi perché noi siamo fatti apposta per il nostro mondo

Tra le scene migliori di Interstellar ci sono quelle ambientate sul primo pianeta, laddove improvvise ed enormi onde – alte ad occhio centinaia di metri – sorprendono gli astronauti atterrati (ammarati) e creano più di qualche casino. L’idea è interessante perché ci ricorda che sul nostro pianeta le onde marine di rado superano una data altezza, di rado possono sorprenderci, ed è su questo presupposto che ci siamo evoluti in un certo modo e abbiamo creato una civiltà di un certo tipo. E’ solo un esempio per sottolineare che la nostra vita dipende dalla costanza di una serie di leggi e di fenomeni sulla base dei quali è stata modellata dall’evoluzione. Se certe condizioni cambiano, le cose si fanno drammatiche e spesso intollerabili: perché non siamo fatti per abitare mondi diversi dal nostro (come avevo cercato di dire qui). Mettiamo, riprendendo il discorso delle onde, che per qualche motivo sul pianeta comincino ad imperversare tsunami su tsunami. O evolviamo in tutta fretta muscoli e capelli biondi da surfista australiano o, ciao ciao, crepiamo tutti o quasi.

Già decenni fa Carl Sagan nei suoi libri denunciava il problema dei cosiddetti gas serra e suggeriva di studiare le condizioni atmosferiche di Venere per comprendere in che direzione si sarebbe trasformato il nostro pianeta se non fossimo stati capaci di cambiare registro in tempi stretti. Anni dopo siamo qui – più o meno tutti colpevoli – a constatare quelle che sono ormai considerate delle banalità, e cioè che i ghiacci si sciolgono e che – esempio – la temperatura del Mediterraneo sta aumentando, e a prendere atto di quelle che sono ormai costanti “emergenze maltempo“. E così via.

Colpa dell’uomo, come suggeriva Sagan, o normale riscaldamento (ciclico) della Terra legato a dinamiche geo-qualcosa su cui non abbiamo alcun controllo? La prima che ho detto, secondo il 97% degli studi ad oggi realizzati sull’argomento.

In tal senso, che le iperpopolose Cina e Usa si siano date una svegliata (forse), non può che essere un fatto positivo.

Troppo tardi? Nel dubbio, lezioni di nuoto e addominali come se (…) piovesse.

London, you know

da Portobello Road

Tornare a Londra per una full immersion di quattro giorni scarsi. Tra novità e nostalgie del bel tempo che. Immagini che vanno e vengono. Così, di getto. Una manciata di punk – con tutto l’armamentario cresta-stivali-ruttolibero – fuori dall’Underworld, dove si terrà di lì a breve un concerto dei Raw Power. Londra, con i suoi spaziali stadi cittadini – la statua bronzea di Bergkamp che fa uno stop volante fuori dall’Emirates Stadium. Londra con i suoi ubriachi violenti il sabato sera, e nessuno può immaginare senza aver mai provato. Ritrovare l’esatto punto di Camden Town – 7 metri e 24 centimetri a sinistra dall’uscita metro – dove, mi sarà successo al massimo due o tre volte in tutta l’esistenza, non vi preoccupate, uno spacciatore nano che voleva appiopparmi non so quale mirabolante pasticca una volta mi ha minacciato di morte – ho un coltello, ho una pistola, ho un sacco di amici cattivi, ho giustappunto la bomba atomica proprio qui sotto il giacchetto. Londra e il vento gelido che ti riempie il cervello di allettanti possibilità. Londra, con i suoi parchi pettinati filo d’erba per filo d’erba. E mai una cartaccia che svolazzi via. Mai. E donne di mezz’età che ci danno di jogging, e anziani progressisti in inappuntabili vestiti che leggono il The Guardian sulle panchine umide del mattino, e sopra i prati mandrie di cani sciolti che – l’aplomb è interspecie – mai che facciano qualcosa di sbagliato. Londra sempre più in. I mille posti dove mangiare, mangiare, mangiare, mangiare sushi o pezzi di torta o non so che sfiorando Ipad in asettiche e impersonali ricostruzioni di locali non asettici e non impersonali. Le banali tazze color pastello fumanti di tisane, i muri di mattoni nudi, l’inconsistenza dei cibi sperduti nei piatti enormi. Piatti enormi disgraziatamente color pastello. Borsette, no dai, color pastello. E un sacco di immancabili pseudologie su presunti vini pregiati, ché anche laggiù senza velleità da sommelier non sei nessuno. Londra, le facce aggrottate in una metropolitana dove, ogni giorno, qualcuno spinge qualcuno giù verso la morte. Così va la vita. Il verde elegante di Putney alto, i miei luoghi, l’autobus 14 che frena proprio davanti allo storico Green Man pub, sul gotico retro del quale ci sono tavoli di legno mal sistemati e mucchi di foglie sbriciolabili, come in una copertina di un qualche possibile disco dei Black Sabbath. Pomeriggi di diciassette ore e giri infiniti di morbide birre a bassa gradazione, e un attimo dopo, un attimo dopo è notte e sei sbronzo beato in qualche discoteca low class che si trova in un sobborgo dall’altra parte della città. I muffin da Tesco – per mesi colazioni rituali di tante domeniche mattina. Gli scoiattoli ovunque, i corvi, i bus da prendere al volo (ma oggi no) e gli studenti in uniformi scure che si raggruppano alle fermate. Londra è ora anche l’indigesta City e il suo skyline che cresce sano e bruttino proprio davanti alla Tate Modern. Londra e Turner e Paolo Uccello e Banksy. Londra e i suoi musei vivibili, usabili, interattivi, gestiti come a noi non riesce e forse non riuscirà mai. Londra e il caffè di Starbucks. Caro ma almeno sa di bruciato. Londra e i bagni più squallidi che mente umana possa concepire. E sì, sono comprese anche le menti umane che hanno vissuto il Cencio’s tra gli anni ’90 e i 2000. Londra, ancora. Colpiscono l’immortale e pervasiva passione per il teatro, Shakespeare è inciso nel genoma, gli immigrati rubalavoro italiani ormai inseriti ovunque, e l’incapacità – mal comune bla bla bla – nel gestire l’immane mole di traffico. Londra e fare il turista e il mercatino di Portobello, e scovare cose ganze – vedi sopra – sul tema della frenologia. Cose a cui non si dice di no.

Londra e il suo paradosso. Non puoi stare con lei, con i suoi ritmi e il suo sovraccarico di stimoli, col suo stress, ma è anche difficile stare senza una volta che hai provato. Non vivere in un posto del genere ti priva di tutte quelle opportunità che solo una siffatta città può offrire. Non vivere in un posto del genere, dove il tempo si dilata in mille direzioni in un senso che rimanda a qualcosa di Borges o di non so chi, dove l’esistenza appare – è – più densa, dove ogni giorno è inconcepibilmente fitto di suggestioni – idee, dischi, mostre, convegni, concerti, incontri, lavoro, biscotti digestivi, parchi, voli, volti – è, da un certo punto di vista, vivere meno. Ma questo forse non significa – non ho ancora le idee ben chiare al proposito – vivere peggio.