Un’esperienza mistica, finalmente!

Sul rapporto tra lobi temporali ed esperienze mistiche si è scritto di tutto e di più. Persinger ha notato che stimolando con deboli campi magnetici alcune aree temporali alcuni soggetti avevano esperienze misticheggianti. Vedevano Dio – o gli alieni. I suoi esperimenti hanno avviato, immancabilmente, tutta una serie di polemiche e di critiche, talvolta sensate. Ma c’è di più. La pagina wikipedia sull’epilessia scrive che “gli attacchi centrati nel lobo temporale sono famosi per il provocare esperienze mistiche o di estasi in alcune persone”. Forse non è tutto campato in aria.

Io che non sono credente ho due alternative di fronte a chi mi racconta di aver avuto un’esperienza simile, a chi mi dice di aver visto la Madonna o di essere “uscito dal proprio corpo”.

O penso che mi stia prendendo in giro.

O penso che sia successo qualcosa di anomalo nel suo cervello (il quale prende in giro sia lui che me).

A tutto ciò ho (ri)pensato ascoltando per l’ennesima volta la dilatata Absent Friend dei Bark Psychosis, dall’eccezionale Hex. Non so, davvero non so, se qualcuno si sia mai messo a studiare il rapporto tra esperienze mistiche e musica, dal punto di vista neurologico. Non mi sorprenderebbero eventuali relazioni (del resto il lobo temporale destro è anche il punto in cui si elabora, così pare, lo stimolo musicale), ma non ho informazioni in tal senso e non sono nessuno per sbilanciarmi. Però canzoni come questa sembrano regalare una comprensione totale delle cose, sembrano scavare sotto, sembrano congiungere gli attimi, sembrano sintetizzare esistenze, sembrano dispensare attimi d’eternità. Sembrano, ovviamente: è solo suggestione. Ma funziona.

Amico assente=amico immaginario? Più o meno, insomma.

Sacks, De Niro, Bach: l’eterna melodia soggiacente – e altre storie


Musicofilia di Oliver Sacks è un libro che mi ha tenuto compagnia per venti giorni e passa. La rete è piena di ottime recensioni del lavoro del neurologo inglese (segnalo questa e questa) e quindi non mi dilungherò troppo nel parlarne – tra l’altro ne ho accennato anche nei post dei giorni passati. Dico solo che è un libro che tutti gli appassionati di musica dovrebbero leggere. Perché, raccontando vicende incredibili, rende manifesto – rende scientifico – quanto la musica sia importante per le nostre facoltà cognitive. Quanto il cervello la tratti con insospettato riguardo, facendole percorrere binari dedicati e paralleli agli altri processi cerebrali. Siamo (anche) programmati per la musica.

Musicofilia è un must per diversi motivi. Non è ovviamente possibile stare qui ad elencarli tutti. Ma, ad esempio, è fondamentale se volete sapere perché alcuni hanno l’orecchio assoluto e voi no. O se volete conoscere il motivo per cui il ritornello della più stupida canzone pop vi entra in testa e vi tortura per giorni e giorni. O se volete, ancora, scoprire come la musica cura, a suo modo, gli afasici, gli autistici, gli amnesici… e permane stabile in questi cervelli malfunzionanti per anni, per decenni, per vite intere. Un’anima dentro l’anima.

La musica, già, la musica. Anche laddove l’identità dell’individuo sembra ormai inevitabilmente compromessa, lei continua a vegetare. Lurka. E’ sempre lì, vicina all’Io, per quanto possa quest’Io essere ridotto male. Pronta a ridestarsi – ad esplodere – in qualsiasi momento, se l’input è quello giusto. Pronta a spingere verso l’esterno, verso la socialità, verso il mondo. Almeno fino all’ultimo accordo.

Quello di Sacksal netto di qualche passaggio ridondante – è un libro davvero delizioso. Il mio solo rammarico è quello di non conoscere abbastanza musica classica e teoria musicale per poterne apprezzare appieno ogni singolo passaggio.

Di musica classica, anzi, non so davvero una ceppa. Anche per questo motivo, influenzato da Sacks, ieri a Firenze mi son comprato un doppio album contenente  tutte le sonate e le partite per violino solo di Bach. Esecuzioni di Arthur Grumiax. Nei due cd è presente la celeberrima Ciaccona. Da anni avevo in testa il titolo di questo ‘brano’, pur senza averlo mai davvero ascoltato.  Esso veniva infatti citato in continuazione in Canone Inverso, libro di Paolo Maurensig di cui ho un bel ricordo. Tutto questo per dire, va bene, che ho terminato Musicofilia in un vortice di violini.

Proseguendo sulla traiettoria sacksiano, mi son finito di vedere proprio ora il bellissimo Risvegli (Awakenings), tratto da uno dei vecchi libri di Sacks stesso. Il film (come il libro) narra una delle esperienze più forti vissute dal neurologo nella sua vita. Citando Wikipedia:

Il film racconta la storia vera di un dottore (Oliver Sacks, nella finzione Malcolm Sayer, interpretato da Williams) che, nel 1969, scopre l’effetto positivo di un nuovo farmaco, la L-DOPA, sulla scorta delle nuove evidenze che il farmaco stava allora acquisendo nella terapia del morbo di Parkinson. Egli somministra questa “medicina” ad un paziente affetto da catatonia. Questo stato rappresentava l’evoluzione finale dei danni cerebrali provocati, decenni prima, dall’encefalite letargica, una patologia dovuta a un virus non ancora identificato, che si manifestò come pandemia nell’arco di tempo 1917-1924. Il dottor Sayer osservò una somiglianza tra la condizione dei pazienti catatonici a cui somministrò la levo-dopa e l’amimìa e acinesìa tipiche dei pazienti parkinsoniani. Leonard Lowe (interpretato da De Niro) e il resto dei pazienti vengono risvegliati dopo aver vissuto per decenni in stato catatonico e si ritrovano a vivere una vita del tutto diversa dalla precedente.

Una pellicola appassionante, in cui tra l’altro emergono alcune delle idee e delle scoperte cui Sacks fa cenno in Musicofilia (ballo, ritmo, musica e ‘volontà esterne’ possono spingere i pazienti all’azione). Il momento del risveglio dei ‘catatonici’ è in particolare qualcosa di un’intensità folle. De Niro – malato con voglia di vita – lo rende ancora più splendente.

E poi, ancora, Robin Williams rappresenta Oliver Sacks proprio come me lo sono immaginato dai suoi scritti e dai video di YouTube in cui è presente. Schivo, timido, educato, solitario, solo. Un po’ ciò che si può evincere da quel poco che c’è qui.