Max Richter – Three Worlds: Music From Woolf Works

Conobbi Max Richter, compositore britannico attivo anche nel campo delle colonne sonore (Scorsese, Black Mirror, The leftovers etc), un paio d’anni fa, quando fece uscire quel disco meraviglioso chiamato From Sleep, che ottenne recensioni positive un po’ ovunque. Musica evocativa che ho ascoltato decine di volte – mentre leggevo, mentre battevo i tasti del portatile più o meno vanamente.

Adesso il tipo ha fatto uscire Three Worlds: Music From Woolf Works, ispirato come si evince ad alcune opere di Virginia Woolf, la grande scrittrice sperimentale di inizio ‘900 – se non avete letto nulla di lei, recuperate il prima possibile La signora Dalloway (delizioso) e Al faro (impegnativo, ma progetto di rara intelligenza).

Modern classical. Personalmente non saprei parlarne con cognizione di causa. Non è quel genere di musica che ascolto da una vita, non ho in mano gli strumenti necessari per un giudizio che vada oltre il: è abbastanza ganzo -> dategli un ascolto. Quindi mi fermo subito. Mi azzardo solo a dire che si differenzia decisamente dal precedente. Per semplificare direi che From Sleep era più minimalista e mesmerizzante, faceva delle ossessive ripetizioni un punto di forza, mentre questa è un’opera più aperta e corale, con una sua linea narrativa, più malinconica che dolente, che ogni tanto si concede perfino qualche virata sull’elettronica.

Per un’analisi più approfondita e precisa, rimando qui.

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Meaningless

In the passing light of day è il nuovo disco dei Pain of Salvation – per chi scrive, una delle migliori rock band degli anni 2000. Esce i primi giorni del 2017. L’album è anticipato da questo pezzo che in un primo tempo ho percepito come bizzarro ma che a lungo andare sto finendo per adorare. Quattro strani minuti che racchiudono quello che sono i POS, la tecnica e la passione, la melodia e l’inquietudine, quell’idea di rock raccolto alla Pearl Jam* e allo stesso tempo l’ambizione di andare oltre, di integrare nel suono tutte le variegate esperienze passate – avete presente quanto è complessa ed eterogenea la loro discografia?

Insomma: l’attesa non poteva cominciare in modo migliore.

* sì, ce li sento sempre più spesso (il ritornello?), anche se i POS negli ultimi 15 anni hanno prodotto lavori di qualità ben superiore a quelli della band di Seattle.