Filogenesi e odore delle mani

L’articolo di New Scientist dice che:

You won’t believe you do it, but you do. After shaking hands with someone, you’ll lift your hands to your face and take a deep sniff. This newly discovered behaviour – revealed by covert filming – suggests that much like other mammals, humans use bodily smells to convey information.

Altre tracce del nostro passato evolutivo. Il video non potrebbe essere più chiaro al proposito:

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Aragoste, pornostar e tante altre storie

aragosta

(battere il ferro finché è caldo)

Considera l’aragosta è una raccolta di dieci saggi pubblicata da David F. Wallace nel 2006 (in Italia). I testi sono stati scritti in periodi differenti (tra il ’98 e il 2004) e mettono in luce – se ce ne fosse ancora bisogno – non solo l’abilità dello scrittore nel rendere accattivante qualsiasi (maledetto) argomento, ma anche l’accuratezza delle sue ricerche, che finiscono sempre per farlo sembrare (maledettamente) competente nei più disparati campi dello scibile.

(perché sì lo so che Wallace era un cervellone ed aveva una conoscenza enciclopedica e così via, ma mi rifiuto ASSOLUTAMENTE di pensare che sia stato – di suo – un inattaccabile esperto in logica e matematica e filosofia e neurologia e farmacologia e sport e linguistica e scienze cognitive e psicoanalisi e gnoseologia e letteratura e politica e semiotica e [ad libitum] – mi rifiuto di crederlo per frivolo attaccamento alla mia sanità mentale)

Il suo reportage dall’Oscar del video porno (o qualcosa del genere: avete Internet per controllare) tracima di ironia ed è piuttosto spassoso, come possono essere spassose tette dotate di valvole che si gonfiano/sgonfiano a seconda della situazione (NB: certa roba esiste, ci dice DFW). Il testo che parla della campagna elettorale di McCain nel 2000 scava giù in profondità sul rapporto tra la politica e i giovani smaliziati cresciuti nell’era del marketing, e mi fa anche pensare che, ragazzi, io non vorrei mai che un tizio rimasto cinque anni prigionero di guerra e torturato e fratturato a più riprese tenesse il dito nevrotico sul Bottone Atomico – per tutta una serie di questioni psicologico-analitiche che vanno al di là di un eroismo incontestabile. Bellissima la recensione della biografia di Dostoevskij scritta da Joseph Frank, come sono favolosi e sentiti tutti quegli elogi allo scrittore russo e a quella moralità purissima che – secondo Wallace – i narratori di oggi non possono chissà perché più permettersi senza risultare ridicoli. Notevole la discussione sulla sorte delle aragoste cucinate vive – un pretesto per parlare di etica e, perché no, di sistema nervoso et similia. Mi sono divertito leggendo come ha smembrato in sede di recensione l’ultimo libro (all’epoca) di Updike. E così via, di saggio in saggio. Ripeto: nonostante si affrontino tematiche variegate, l’impressione è che Wallace sappia sfornare parole originali, acute e calamitanti su tutto ciò che affronta. Senza eccezione alcuna.

L’apice della raccolta è però probabilmente il testo Autorità e uso della lingua. Citando Wikipedia:

Lunga riflessione dello scrittore sull’utilizzo della lingua inglese, originata dalla pubblicazione di A Dictionary of Modern American Usage, un dizionario dell’uso redatto da Bryan A. Garner. L’autore spazia dall’analisi di molte consuetudini linguistiche errate al confronto tra prescrittivismo e descrittivismo nella linguistica e le implicazioni che hanno sulla pubblicazione di nuovi dizionari.

Letta così pare la quintessenza della noia. Eppure, fidatevi, è tutto il contrario. Lo scritto è brillante e si fa leggere tutto d’un fiato, sciorinando spunti illuminanti di carattere politico, lucide analisi dell’uso della lungua nelle nuove generazioni, trattazioni quasi-semiotiche di stampo umbertoechiano e riflessioni di natura sociolinguistica. Rimane – rieccoci – l’impressione di uno scrittore – di una persona – che sapesse cogliere sfumature di senso irreperibili per tutti gli altri. Che non è proprio nulla nulla, a ben vedere.

(battere il ferro finché è caldo)