Cosmos 2.0

Sulla scia di quanto fatto dal maestro Carl Sagan, autore di un celebre libro e di un ciclo di documentari con lo stesso titolo, Neil deGrasse Tyson presenta in questi giorni una nuova versione di Cosmos. Il programma viene trasmesso dalla Fox e si propone di fare – ovviamente – divulgazione scientifica su temi quali l’astrofisica e l’astronomia. Linko la prima puntata, dove ci si sofferma, tra le altre cose, sulla vicenda di Giordano Bruno. Imperdibili, poi, gli ultimissimi emozionanti minuti.

UPDATE: il video è stato (immediatamente!) rimosso da Youtube. Ma credo che non sarà difficile, per chi è interessato, saperlo rintracciare abbastanza agilmente sulla rete. Al suo posto inserisco – per questo non ci dovrebbero essere problemi di sorta – il trailer.

Annunci

Siamo intelligenti?

Noi umani amiamo autodefinirci ‘intelligenti’ e tendiamo a concludere che la nostra sia la sola intelligenza possibile. Di rado pensiamo che il nostro modo evolutivamente plasmato di percepire la realtà è solo uno dei tanti possibili e potrebbe essere – è – per certi versi assai limitato. E’ un punto di vista, l’unico che l’evoluzione ci ha (involontariamente) concesso.

Non è semplice riuscire a intuirlo. Proviamo per esempio a pensare a una Terra sulla quale gli animali – e quindi, l’uomo – non abbiano sviluppato il senso dell’udito e siano dunque incapaci di trasformare, grazie alla sofisticata trasduzione operata dalle cellule ciliate della coclea, le vibrazioni che si propagano nell’area in suoni. Il concetto di ‘suono’ sarebbe per simili esseri, inconsapevolmente sordi, una cosa del tutto incomprensibile e sfuggente, cognitivamente inaccessibile. In tale silenziosa realtà parallela gli esseri umani si definirebbero, credo, altrettanto intelligenti e privilegiati. Ma noi, noi che agiamo in questo mondo di clacson e Bob Dylan, noi che diventiamo nervosi ogni volta che il telefono squilla, noi sappiamo che a loro mancherebbe qualcosa. Già. E a noi, allargando il ragionamento, cosa manca – se è lecito chiederselo? Quali altri sistemi a noi alieni avrebbe potuto modellare l’evoluzione per farci interagire col reale?

E’ difficile immaginarlo ma, almeno per quanto mi riguarda, è interessante provarci. Succede un po’ la stessa cosa quando i fisici tentano di spiegarci il concetto di quarto, o quinta, o undicesima dimensione. E’ davvero arduo immaginare dove possa situarsi un’ulteriore dimensione e come si possa vivere in un tale universo. Ma può essere utile per ricordarci quanto il nostro punto di vista sia parziale.

Voglio dire che il nostro mondo, dove ‘nostro’ significa anche ‘quello che ci siamo costruiti’, prevede tre dimensioni fisiche (più il tempo) e i suoni, e tendiamo a pensare che ciò sia scontato e, qualunque cosa voglia dire, oggettivo. Che sia una sorta di tendenza generale. Ma non è così.

Il nostro – che prevede una nostra personalissima cassetta degli attrezzi per interagire con la realtà, dei nostri personalissimi occhiali per guardare al mondo – è solo uno degli infiniti modi possibili di essere intelligenti, se essere intelligenti significa – anche – essere capaci di adattarsi all’ambiente.

Faccio queste speculazioni, anche discretamente fuori tema, dopo aver sentito quest’illuminante riflessione dell’astrofisico Neil Degrasse Tyson:

Cerchiamo vita intelligente nello spazio, intelligente come la nostra. Ma chi siamo noi per definirci intelligenti?

In particolare trovo molto sensato il seguente ragionamento.

Le differenze di intelligenza tra noi e uno scimpanzé ci appaiono palesi, dice Tyson, nonostante noi condividiamo con i nostri cugini più pelosi circa il 99% del DNA. Siamo incredibilmente simili a livello biologico, eppure riteniamo di essere molto più intelligenti di loro perché abbiamo inventato il telescopio e il forno a microonde. E se, ribaltando il concetto, tutta questa differenza di intelligenza fosse, in assoluto, del tutto trascurabile? Se non fosse, diciamo, così tanto sorprendente come invece appare a noi? Questo è il punto. Se la differenza quantitativa tra il nostro DNA e quello degli scimpanzé è così minuscola, aggiunge l’astrofisico, forse anche la differenza a livello di intelligenza è – in assoluto – altrettanto minima. Se lo scimpanzé differisce da noi per un punto percentuale di genoma, forse anche la distanza tra – che so – l’abilità nel salire sugli alberi e l’inventare internet è, ancora in assoluto, altrettanto misera.

Pensiamo, conclude Tyson, al tipo di intelligenza di cui possa esser dotata un’ipotetica creatura aliena con la quale, tra le altre cose, non condividiamo neppure la più piccola porzione di DNA. Non è assurdo e un po’ pretenzioso, in tal caso, pensare, immaginare, sperare che possano esserci là fuori organismi con i quali possiamo entrare in contatto e, in senso etimologico, comunicare?

(ho parlato più o meno della medesima questione anche qua)