Caucasia is listening

Combo obbligatoria. Ormai quando ascolto Kingdom of loss (dal – a tratti – geniale Scarsick) dei Pain of Salvation, penso a questo sketch di Bill Hicks. E viceversa. Il testo dei POS può essere – forse non a torto – accusato di retorica, di demagogia e di tutto quel che volete, ma ogni tanto è buono – credo – ristabilire qualche principio.

Someone sells us Toys™ in a cheap cartoon
Someone sells us Cars™ in the latest Bond™ that’s coming soon
Someone sells us Trends™ through a sitcom star
Someone sells Herself™ in a docu-soap that goes too far

Life™ on sale!

“Could someone please just tell me what happened?
I mean, first we pay for fast-food that will make us all fat and tired.
So then we pay for elevators, so we won’t have to climb the three stairs up to our apartments.
Then we buy freaking stairmaster™ machines
So we can burn away while watching someone make real food on TV.
Now, if that doesn’t make us winners I don’t know what will.
I bet we would hang ourselves if the world would just cut the slack.
And now you think maybe you should see a shrink,
Help you feel alive again – yeah, that’s a plan!
Just tell us who to pay.

Someone sells us Man™ in a White House™ speech
Then Woman™ tightly pressed between two bouncing breasts, on a Baywatch™ beach
Someone sells us Us™ everywhere I turn
Then introducing Them™ to earn stock-points on our concern

All for sale, all for sale

Welcome down to planet Earth™
Please don’t ask us what it’s worth
You will notice that the world you found
Is slightly tattered and worn down

Someone sold us every stain
Now if you wish to complain
There’s an open spot at 6 PM
It’s when Caucasia is listening

If you’re tearing down my world
Please just try to do it gently
There is love inside
For a dream that has to die

“See, it’s really all about time and choice.
The fast food saves us enough time to squeeze lunch in exactly when we want it.
The elevators save us just a little more, the StairMaster™ lets us choose exactly when to walk the stairs.
Time is so important these days, it’s becoming a fucking disease, and I guess in a way it is since it’s bound to kill us all in the end.
Now with all the time and money we stash away on others’ expense,
I can only assume that the tickets to hell are really expensive.
For some reason, it’s important to be first in line.”

Someone sells us God™ in 2-for-1 with Shame™
Someone sells us War™ and the marketing looks just the same
Someone sells us Fear™ on TV each day
a shape for every taste; if the flavour’s right, we gladly pay

All on sale,
We’re all on sale,

Welcome to the only Earth™
Please enjoy your only birth
You will learn to take more than you give
Buying scars you must live with
Someone sold us every scar
They somehow made us what we are
We all want that spot at 6 PM
But no one is really listening

No – not anymore
We’re all too busy buying Sex™, buying War™
Buying Self-confidence™, Security™, Insurance Plans™
Just buying More & More™

As you’re tearing down our world
Please just try to do it gently

There’s still love inside
For the dream that has to die

As you’re tearing down our world

Ultime letture (Heinlein, Dick, Hicks, Twain)

Fanteria dello spazio, di Robert A. Heinlein. Parte forte, fortissimo. La prima metà (qui la trama), quella che tratta dell’addestramento del soldato – il protagonista Johnny Rico – è scritta bene, scorre che è un piacere ed è buonissima. Molto coinvolgente. Nella sua seconda parte il libro si inceppa, invece, più di una volta. In primo luogo viene fuori il maggiore difetto di Heinlein – riscontrato anche in altri suoi lavori – e cioé quello di farsi prendere la mano da velleità di saggista mettendo da parte la pura narrazione degli eventi. Si sente che vuole spiegarci le sue teorie: nel farlo, purtroppo, si dimentica di portare avanti la storia. In seconda battuta ho trovato un po’ noiose le pagine dedicate a quella che definirei grossolanamente “burocrazia militare”. Un comandante deve fare questo e quello, un sergente entra in azione quando muore caio, il tenente succede a tizio solo in circostanze particolare, il capitano ha compiti precisi X e Y, il caporale Z e K…insomma, questa roba qui. Non proprio emozionante, no? Infine, anche la narrazione della battaglia finale contro i Ragni mi ha lasciato abbastanza freddino. Libro belloccio, nel complesso – soprattutto per il folgorante inizio – ma niente che mi cambi la vita.

Un oscuro scrutare, di Philip K. Dick. Scritto malissimo, il libro (qui la trama) avanza a tentoni,  dando a volte l’impressione di non saper dove andare a parare. Eppure, forse anche per tale (presumo involontaria) zoppicante prosa, riesce a comunicare cosa si prova a essere un drogato – cosa si prova a percepire che le nostre facoltà cognitive ci stanno pian piano abbandonando – molto più di tanti altri libri letti sul tema. Il finale, tipicamente dickiano (così come è dickiana l’ossessione metafisica di cui è permeata l’intera opera), è qualcosa di fantastico. E terribile. E angosciante. E geniale.

Love all the people, su Bill Hicks. Ho parlato di Hicks fino alla nausea, nei post passati. Lo cito nuovamente solo per sottolineare, ancora, la grandezza del personaggio. Questo libro contiene la trascrizione dei suoi spettacoli, delle sue poesie, interviste e alcuni dei racconti che il comedian americano ha scritto nella sua breve vita. Il crudo e tremendo Thoughts on love and smoking (l’ho già detto) vale da solo il prezzo del volume.

A Dog’s Tale, di Mark Twain. Brevissimo racconto – credo si trovi trascritto sul web – letto il giorno di Natale. Ottimo se volete (ammesso che vogliate) che il vostro bambino scopra cos’è la vivisezione.

L’ora del tè (alla psilocibina)

Leggendo Love All the People, in cui Bill Hicks parla spesso e volentieri delle sue esperienze con i cosiddetti magic mushrooms, mi è sorto una specie di interesse (puramente…) “scientifico-filosofico” per tutta la faccenda. Allora ho cercato un po’ di cose, ho letto diversi articoli e così via. Tra tutto il materiale con cui ho avuto a che fare, segnalo il recente articolo di Time: Magic Mushrooms’ Trigger Lasting Personality Change ispirato a questo studio.

Alcuni dei soggetti (qui un certo Brian) che hanno partecipato all’esperimento descrivono l’esperienza psichedelica – l’uso di funghi allucinogeni – come

There was this point where, basically, I forgot about anything Brian-like or who Brian was. I was really in touch with all experienc.

o

I was just able to drop ego totally and experience the world without all those filters, and experience Brian without all that.

Stesse cose che racconta Hicks, più o meno. Tutto ciò mi ha ispirato una riflessione, ehm, collaterale. E superficialissima, e brevissima. Se è vero che i nostri sensi sono uno dei tanti modi scelti dall’evoluzione per interagire col mondo (col noumeno eternamente inaccessibile, e buonanotte) e se è vero che certe droghe possono modificare il modo in cui lavorano i nostri strumenti di percezione – donandoci un altro parziale punto di vista -, la maniera in cui le droghe psichedeliche decostruiscono il concetto di io (anima, coscienza o quel che volete) potrebbe fornirci un’ulteriore conferma del fatto che ci percepiamo come un’unità (vs resto-del-mondo) solo perché, di nuovo, all’evoluzione ha fatto comodo che le cose andassero così. E non altrimenti. Esperimenti come quello sopra citato fanno infatti pensare che la nostra coscienza non avrebbe una realtà – chiamiamola – oggettiva. Lo dimostra il fatto che, non appena distorciamo i nostri canali sensoriali, concetti come “Gianluca” o “Elisa” non hanno più – magicamente – un significato. Si perdono nel tutto, si confondono con l’universo.

Come detto qualche mese fa, la coscienza sarebbe da questo punto di vista solo un utilissimo trucco di magia. I racconti dei soggetti che hanno avuto esperienze allucinatorie tenderebbero a confermare questa ipotesi. O almeno mi pare, almeno a livello intuitivo.