Psicopatologia e corde cosmiche

Com’è noto, l’analisi delle anomalie, delle lesioni e dei disturbi che allontanano gli individui dai percorsi percettivi e cognitivi considerati “normali” (strategie e sistemi che evidentemente aumentavano la fitness ai nostri antenati) aiuta a far luce su alcuni dei misteri della mente umana e sul rapporto mente-cervello. Quando ho letto questo passaggio tratto da Sims – Introduzione alla psicopatologia descrittiva di Femi Oyebode, infatti, non ho potuto non ripensare alla teoria emergentista la quale considera l’Io una mera illusione, un epifenomeno, e la volontà il coerente risultato di una miriade di incalcolabili microcause materiali, o corde cosmiche:

Una stenografa (una paziente, ndG) di 26 anni descriveva le sue azioni in questo modo: “Quando allungo la mano per prendere il pettine sono la mia mano e il braccio a muoversi e sono le mie dita a stringere la penna, ma non sono io a controllarle… Io sto seduta lì desiderando che si muovano, ed essi sono indipendenti, quel che fanno non ha niente a che fare con me… Io sono un pupazzo manipolato da corde cosmiche… Quando le corde vengono tese il mio corpo si muove e io non posso impedirlo.”

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Intoppi sulla strada del tempo

Disegni di persone affette da neglect

Chi ha sfogliato i libri di Oliver Sacks – tra gli altri – sarà rimasto colpito dalle anomalie percettive che evidenziano le persone affette da neglecto anche negligenza spaziale unilaterale. Si tratta di soggetti che, dopo aver subito una particolare lesione all’emisfero cerebrale destro, improvvisamente trovano un’assurda difficoltà nel percepire e nell’esplorare lo spazio che si trova alla loro sinistra. Senza che neanche se ne rendano conto, il loro mondo improvvisamente si dimezza. Se devono disegnare un fiore, ne disegnano solo la parte destra (ma non ne sono consapevoli). Se devono mangiare un piatto di pasta, divorano gli spaghetti che si trovano sulla destra (ma non ne sono consapevoli). Se devono passarsi il rossetto sulle labbra, si dimenticano di farlo anche sulla parte sinistra. Ma quando si scrutano allo specchio a loro pare tutto ok. Non c’è niente che non vada. Metà dell’universo è sparita, ma questo non gli fa né caldo né freddo.

Partendo dalle caratteristiche certamente sorprendenti di questo disturbo, alcuni studiosi hanno proposto un esperimento a mio parere assai brillante che riguarda il nostro modo di concettualizzare il fluire degli eventi.

Se è vero – ed è vero – che noi occidentali ci rappresentiamo mentalmente il tempo come una serie di fatti che scorrono in maniera inesorabile da sinistra a destra, cosa succede quando è un soggetto affetto da neglect a dover svolgere questo tipo di operazione? Che differenza c’è, a livello percettivo e mnemonico, tra ciò che si trova sulla parte sinistra della sua linea del tempo (il passato) e ciò che si trova sulla parte destra (il futuro)? O tra lui e le persone sane che svolgono lo stesso compito? La risposta in questo interessante articolo (qui di seguito incollo l’incipit) tratto da New Scientist:

DRAW a line across a page, then write on it what you had for dinner yesterday and what you plan to eat tomorrow. If you are a native English speaker, or hail from pretty much any European country, you no doubt wrote last night’s meal to the left of tomorrow night’s. That’s because we construct mental timelines to represent and reason about time, and most people in the West think of the past as on the left, and the future as on the right.

Arnaud Saj at the University of Geneva, Switzerland, and his colleagues wondered whether the ability to conjure up a mental timeline is a necessary part of reasoning about events in time.

To investigate, they recruited seven Europeans with what’s called left hemispatial neglect. That means they have damage to parts of the right side of their brain, limiting their ability to detect, identify and interact with objects in the left-hand side of space. They may eat from only the right side of a plate, shave just the right side of their face, and ignore numbers on the left side of a clock.

The team also recruited seven volunteers who had damage to the right side of their brain but didn’t have hemispatial neglect, and seven people with undamaged brains.

All the volunteers took part in a variety of memory tests. First, they learned about a fictional man called David. They were shown pictures of what David liked to eat 10 years ago, and what he might like to eat in 10 years’ time. Participants were then shown drawings of 10 of David’s favourite foods, plus four food items they hadn’t seen before. Participants had to say whether it was a food that David liked in the past or might like in future. The tests were repeated with items in David’s apartment, and his favourite clothes.

(continua qui)

Victim of the brain

Grazie a YouTube – ma soprattutto ai volenterosi che hanno voglia di caricare materiale – certi documenti storici possono rivedere la luce e diffondersi.

Cito:

Victim of the Brain is a 1988 film by Dutch director Piet Hoenderdos, loosely based on The Mind’s I, a compilation of texts and stories on the philosophy of mind and self, co-edited by Douglas Hofstadter and Daniel C. Dennett. The film weaves interviews with Hofstadter with adaptations of several works in the book: Dennett’s Where am I?, The Soul of the Mark III Beast by Terrel Miedaner, and also the short story The Seventh Sally by Stanisław Lem. The film was shown several times on television in the Netherlands in the late eighties.