I got one word question to ask you, ready? Dinosaurs

Before you ask for something better/ You should know I’m practiced at goodbyes

Alice in Chains, Choke

Ai tempi del liceo – è un ricordo vivido – la cassetta originale di Jar of flies, con la sua particolare copertina, passava e ripassava tra le mani dei miei compagni di classe. Andava di brutto. Eppure, chissà perché, al contrario di tante altre non capitò mai nelle mie. Morale della favola, finì che non legai un granché con gli Alice in Chains. Così va la vita.

Col tempo le cose sono cambiate. L’uscita dell’ottimo Black Gives Way to Blue, avvenuta due o tre anni fa, mi ha avvicinato – after it was cool – alla musica del gruppo di Seattle. Spinto dall’entusiasmo suscitato da quel lavoro, ho pian piano recuperato i dischi storici della band, quelli con il carismatico Layne Staley (morto per droga nel 2002) alla voce. Dirt, Alice in Chains, Jar of Flies. Lo stupendo Unplugged. Era fatta. Alla fine c’ero arrivato anche io.

Fatto sta che avevo non poche aspettative per il nuovo The Devil Put Dinosaurs Here. Per mille motivi. Il titolo che rimanda, non so quanto volontariamente, a una celebre battuta di Bill Hicks. Interviste che-mi-piacciono-tanto in cui i membri della band si scagliano contro il fenomeno del creazionismo in AmericaCanzoni dai nomi bizzarri come Phantom Limb, Lab Monkey e la title track. La sensazione che il gruppo avesse ancora tante cose da dire.

Bene.

The Devil è uscito, è là fuori, ed è davvero buonissimo. Zeppo di roba – 70 minuti di musica – da scoprire e riscoprire, con un nucleo di scura melodia, cesellato come sempre dalla personalità chitarristica di un mostro come Cantrell. Così bello – paranoico, aspro, pesante – che, me ne rendo conto, si meriterebbe anche qualche parola in più. Vediamo, magari ci ritorno in seguito.