Cozmo

 

(sostanzialmente legato al post precedente)

Siamo fatti per pensare che stia pensando.

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Superato il test di Turing?

(dal film Her)

Naaaaaaa.

Andiamoci piano, come suggerisce quest’articolo.

Ma stiamo attenti. Perché criticare il tentativo, uno dei tanti e forse neanche uno dei migliori e dei più onesti, utilizzando argomenti come:

1) “questa non è intelligenza, sono solo (magari calibrate) risposte meccaniche”

o

2) “non ha superato il test di Turing, ha solo simulato una conversazione”

Non significa nulla. O meglio: significa non aver mai riflettuto abbastanza sulla questione.

***

aggiunto il 12 giugno:

Sul tema, bell’articolo di Amedeo Balbi.

Lei (Her)

(Visto al cinema – lo so che è un cliché ma mi succede sempre, facendomi rimpiangere sempre la visione tra le mura domestiche – in mezzo a gente che faceva battutine, armeggiava ad accecanti cellulari e biascicava popcorn)

Il nuovo acclamato film di Spike Jonze, pellicola che ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale o qualcosa del genere, è un’opera di fantascienza piuttosto intelligente con trovate potenti e perché no anche qualche momento divertente. La trama potete trovarla qui ma in soldoni (spoiler?) si tratta di un lavoro che affronta con una discreta serietà il tema dell’intelligenza artificiale, proponendo come naturale e ormai socialmente (quasi) accettabile – è questo il bello – il fatto che possa nascere una relazione sentimentale tra un essere umano e un software che superi in scioltezza qualsiasi test di Turing.

Una cosa del genere mi fa pensare subito ad un sacco di storie e teorie che fanno parte dei miei interessi e dell’immaginario che sempre mi ha affascinato, tutti elementi che potrei buttare lì alla rinfusa, dall’atteggiamento intenzionale di Dennett al discorso (discutibile) della Stanza Cinese di Searle, dai racconti de L’io della mente alle relazioni “virtuali” (una volta si diceva così) via chat, da The Learning dei Nevermore al pioneristico software Eliza eccetera eccetera. Il film a mio modo di vedere è però carino e nulla più: troppo focalizzato sulla storia d’amore, in qualche frangente anche stucchevole, secondo me avrebbe potuto fornire qualche dettaglio tecnico (ma anche filosofico) in più per far capire allo spettatore medio che uno scenario del genere non è campato in aria ma è teoricamente plausibile. Sì, in un futuro non so quanto lontano ci saranno computer loquaci e svegli indistinguibili dagli esseri umani. Non pretendevo certo noiosissimi spiegoni: bastava qualche indicazione, qualche frammento di informazione, qualche nozione ben incastonata nella storia. Due pennellate di teoria. Qualcosa che ci permettesse di comprendere come si possa in concreto realizzare una siffatta mente elettronica, che ha opinioni (o a noi sembra che le abbia, e basta questo), che ha sfumature di voce, che ha obiettivi, che ha intenzionalità (o a noi pare che ce l’abbia). Invece il Sistema Operativo Superintelligente che (spoiler!) simula alla perfezione orgasmi femminili (simulati) cala dal cielo con troppa rapidità, come frutto di qualche misteriosa magia. Come una provocazione, come se la vicenda fosse tanto surreale – e ripeto, secondo me non lo è affatto – da metterla (e ora provoco io) sullo stesso piano di, che ne so, Big con Tom Hanks. O di Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, o come diavolo si chiama.

Perché – ne dico una e scappo – se un computer dice “ti ho pensato molto”, ciò potrebbe semplicemente, aridamente, banalmente significare che il computer ha detto “ti ho pensato molto”. Ed è il nostro supporre che dietro alla frase ci sia un mondo di significati (1) – notti insonni e cose da dire e ansie e immagini mentali e ricordi e odori e frasi che ritornano intrusive – che fa la differenza. E’ proprio il fatto di far passare con troppa leggerezza simili concetti, lo sprecare una simile occasione, che personalmente mi ha lasciato un po’ così. Bellino e da vedere, sì, ma si poteva avere di più.

(1) Mondo per certi versi inconcepibile anche parlando di menti umane.