Guns, Germs and Steel

Su Afterfindus nelle ultime settimane sono stati pubblicati alcuni interessanti (e divertenti) articoli (1, 2, 3) ispirati a Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond. Questi post m’hanno fatto ripensare parecchio al libro, un libro che mi vanto d’aver letto, e ieri notte ho avuto voglia di vedere se YouTube aveva qualcosa da dire a tal proposito. Ovviamente, ce l’aveva.

Tra i tanti video inerenti, questo mi pare tra i migliori. Enjoy:

 

 

Stupidità e pregiudizio

(rivista fascista)

Se la miseria dei nostri poveri non fosse causata dalle leggi della natura, ma dalle nostre istituzioni, la nostra colpa sarebbe grande.

Charles Darwin

Non mi stancherò mai di ripetere quanto siano stupide, antipatiche e – soprattutto – scientificamente assurde e vacue, nonché influenzate dalla cultura predominante, le tesi del biotedeterminismo (1), che cerca di trovare esclusivamente nei geni la spiegazione delle differenze sociali che osserviamo nel mondo. Come il caro S. J. Gould aveva previsto nel suo illuminante e serissimo The mismeasure of man (Intelligenza e pregiudizio: qui il mio commento al libro), il virus del “razzismo su basi scientifiche” si sarebbe ripresentato a ondate cicliche: lo scopo del suo accurato lavoro era quello di rappresentare una sorta di “vaccino” (cito Gould) contro ogni futura manifestazione virulenta inoculata nella nostra società dai biodeterministi, o da politici che usano la comoda arma per biodeterminismo per raggiungere con più facilità i propri scopi. In previsione di ritorni di fiamma come questo (il centro-destra tedesco chiede un test d’intelligenza per gli immigrati) Gould ci ha lasciato un libro misurato, attento, anche difficile, che non concede niente alle speculazioni ma che si basa esclusivamente su numeri, analisi statistiche e critiche incontrovertibili ai metodi di misurazione dell’intelligenza. Di fronte all’arrivo di nuove ondate di idiozia, nel mio piccolo mi sento in dovere di riparlarne e di citarlo nuovamente. Solo per ricordare che queste fesserie non hanno più valore scientifico di una superstizione o di un’apparizione mariana.

Visto che ci sono, (ri)faccio una breve lista dei libri che ho letto negli ultimi anni e che mi hanno aiutato a comprendere quanto le diversità tra gruppi siano solo errate costruzioni a posteriori. Conoscere la storia genetica dell’umanità, la diffusione delle idee e il suo inserirsi in un meccanismo evolutivo fa capire quanto sia poco sensato dare così tanta importanza, come fanno diversi ignoranti accecati da idioti slogan politici, alle differenze tra gruppi (etnie, sessi, nazionalità, pigmentazioni cutanee etc). Qua dentro ho parlato a più riprese di questi libri. Alcuni di essi sono:

Stephen J. Gould – Intelligenza e pregiudizio

Stephen J. Gould – Il sorriso del fenicottero (in cui c’è questo)

Luca e Francesco Cavalli Sforza – Chi siamo

Desmond Morris – La scimmia nuda

Jared Diamond – Armi, acciaio e malattie

Richard Dawkins – L’orologiaio cieco

Giuseppe Mantovani – L’elefante invisibile

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(1) Non vorrei che il biodeterminismo invocato dai razzisti venisse confuso col determinismo “a basso livello” di cui ho parlato nei post precedenti, determinismo (tralasciamo per un momento la folle anomalia del comportamento delle particelle elementari) che possiamo tranquillamente trascurare al nostro livello di percezione e che non fa, comunque, alcuna distinzione tra gruppi. Insomma, non c’entra assolutamente nulla, è altra cosa. Anche perché prevede un ruolo decisivo per le interazioni con l’ambiente, cosa che la teoria razzista ama naturalmente trascurare.

Storia della (poca, ma tanta) diversità umana

Come già anticipato nel post precedente, Chi siamo di Luca (e Francesco) Cavalli-Sforza è un libro che nella libreria di casa potrebbe benissimo far compagnia a Armi, acciaio e malattie. Se Diamond punta a delineare conclusioni ben precise, raccontando attraverso l’interpretazione di fatti e tendenze storiche i motivi per cui oggigiorno esiste una disparità economica tra le varie nazioni, il duo Cavalli-Sforza si concentra maggiormente sugli elementi di diversità e uguaglianza in sé senza preoccuparsi (almeno in un primo momento) delle conseguenze evidenziate dalla contemporaneità.

Chi siamo è soprattutto un libro di storia sulle grandi diaspore che hanno visto protagonista, negli ultimi 100.000 anni, l’homo sapiens sapiens (noi). Per ricostruire le più decisive migrazioni di popoli paleolitici (cacciatori-raccoglitori) e neolitici (proto-agricoltori), si appoggia ai dati forniti in primo luogo dalla genetica e, successivamente, dalla paleontologia, dall’antropologia culturale e dalla sociolinguistica. Sottolinea così come tutte le discipline coinvolte tendono a convergere raccontando le medesime vicende. L’uomo moderno è nato molto probabilmente in Africa. Poi s’è espanso ovunque (tra i 60.000 e i 100.000 anni fa). Infine ha scoperto/inventato l’agricoltura (parallelamente, in diversi punti), la quale ha permesso ulteriori grandi migrazioni e ulteriori mescolamenti di genomi. In mezzo a tutto ciò, un oceano di fondamentali dettagli.

Scritto per i non addetti ai lavori, il libro appare talvolta fin troppo semplice. Per chi ha intenzione di capire (come me) almeno l’ABC della genetica questo è , ovviamente, tutt’altro che un difetto. In più, ogni capitolo è corredato da illustrazioni e mappe che aiutano – se ce ne fosse bisogno – a farsi un’idea ancora più chiara dei vari concetti.

Si impara tanto. Tra le altre cose, per esempio, si viene a conoscere l’origine genetica dei Baschi. Essi sono probabilmente gli unici discendenti degli antici Cro-Magnon, i soli a non essersi mescolati ai geni dei colonizzatori neolitici di 10.000 anni fa. E’ inoltre molto appassionante la trattazione riguardo la nascita e la diffusione della varie lingue del mondo. Espressioni basilari come “dito” e “uno” e “singolo” sembrano avere fonetica assai simile in ogni linguaggio, tanto da rendere sempre meno assurda l’ipotesi di un’unica lingua primordiale: “uno” si dice “tik” nel linguaggio degli indiani americani,”ik-odik-itik” in uralico, “tik” in sinotibetano, “ti” in austroasiatico, “titi-tito” (dito) nell’antico caucasico, e così via. Tutto ciò significa che la prima comunità africana di nostri lontani antenati aveva già messo a punto almeno un linguaggio elementare con cui comunicare, e che s’è portato dietro tale linguaggio nelle sue peregrinazioni su e giù per il globo. Non è sorprendente? A me pare proprio di sì.


Ho detto che in confronto al noto e successivo lavoro di Jared Diamond, Chi siamo si limita a raccontare i fatti senza lanciarsi nell’interpretazione degli stessi. Non è proprio esatto: qualche tentativo di tirare le fila del discorso c’è, nelle pagine finali. Eppure si ha la sensazione che certe riflessioni siano un tantino ridondanti e confuse, perché spesso troppo fuori tema. Probabilmente i fatti sono così evidenti e sufficienti che il libro poteva chiudersi con qualche pagina d’anticipo, guadagnando in compattezza.

E’ questo l’unico piccolo difetto di un testo che ha tanto da insegnare. Anche quando ricorda concetti più o meno risaputi, sa farlo con grande efficacia. Come nel passaggio seguente:

Siamo pochissimo diversi. Abituati a notare le differenze tra pelle bianca e pelle nera o tra le varie strutture facciali siamo portati a credere che debbano esistere grandi differenze tra europei, africani, asiatici e così via. La realtà è che i geni responsabili di queste differenze visibili sono cambiati in risposta al clima. Tutti coloro che oggi vivono ai tropici o nell’artico devono – nel corso dell’evoluzione – essersi adattati alle condizioni locali; non è tollerabile troppa variazione individuale per caratteri che controllano la nostra capacità di sopravvivere nell’ambiente che abitiamo. Dobbiamo anche tenere a mente un’altra necessità: i geni che rispondono al clima influenzano caratteri esterni del corpo, perché l’adattamento al clima richiede soprattutto modifiche della superficie del corpo (che è la nostra interfaccia col mondo esterno). Appunto perché esterne, queste differenze razziali catturano in modo prepotente il nostro occhio, e automaticamente pensiamo che differenze della stessa entità esistano anche per tutto il resto della costituzione genetica. Ma questo non è vero: siamo poco diversi per il resto della nostra costituzione genetica.” (Luca e Francesco Cavalli-Sforza, Chi siamo).