Queensryche – Speciale Videomusic 1995

Ce l’ho fatta.

Lo registrai su VHS nel lontano 1995. Per anni e anni mi sono dimenticato di lui. Oggi, finalmente, sono riuscito a portarlo in digitale. Ed è stato più complicato di quel che pensassi.

Si tratta di uno speciale che Videomusic fece sui Queensryche qualche mese dopo l’uscita di Promised Land (disco sul quale qui dentro s’è parlato parecchio). Un documento a suo modo storico. Enjoy:

Tutto quel che c’è da sapere sulla vita (eh, come no)

Nel suo celebre Mattatoio n. 5, Kurt Vonnegut a un certo punto sostiene che

Tutto quello che c’è da sapere sulla vita si poteva trovare nei Fratelli Karamazov.

Perentorio, schietto, inquietante. Ho letto il libro di Vonnegut ormai diversi anni fa, eppure a distanza di tempo questa frase buttata lì con nonchalance continua a tornarmi spesso in testa. Mistero irrisolto e, quindi, uggioso e affascinante. Più volte – specialmente dopo un paio di birre – mi son trovato in libreria a soppesare la mastodontica opera di Dostoevskij per chiedermi cosa ci fosse scritto di così fondamentale là dentro. Di così assoluto. Più volte sono stato tentato dall’acquisto e dalla lettura. A oggi, però, non mi sono ancora cimentato nell’impresa. E forse è più bello così. Che poi, oh, son più di mille pagine.

Pensavo a questa frase (ancora) proprio qualche minuto fa. Cosa non si fa pur di non lavorare. E mi son chiesto – è un gioco – cosa indicherei io, oggi, come simbolico contenitore di (non ridete) tutto ciò che c’è da sapere sulla vita. Quale libro, sì, ma anche quale film, quale disco, quale canzone. Qui sotto c’è la lista. Sono scelte un po’ scontate – soprattutto per chi segue il blog o per chi mi conosce – ma… che volete farci? Non ho avuto un granché di tempo per pensarci su, del resto.

Non si tratta dei lavori più belli, eh. Non dei lavori migliori, non necessariamente. Si tratta di, di, di… come si spiega una cosa del genere? Si tratta di cose che svelano meccanismi. Di cose che ti equipaggiano di know how. Di cose che suggeriscono vie di fuga.

Ribadisco che è solo una specie di passatempo da pausa-pranzo, niente di serio o serioso. Tanto per.

Tutto quel che c’è da sapere sulla vita (o quasi) – IL FILM

(il ridere)

Tutto sommato, la mia scelta non può che ricadere su Io e Annie di Woody Allen. Che forse è il film che ho visto di più in assoluto. Ho naturalmente pensato a diverse altre pellicole, anche dello stesso Allen (o Il posto delle fragole, o American Beauty, o Citizen Kane, o Fantozzi, o…), ma credo che questo capolavoro scavi davvero in profondità e vada a toccare questioni filosofiche interessanti con una leggerezza, un umorismo e una verve che sono propri solo dei grandissimi. E mi fa sorridere e/o ridere dal primo all’ultimo minuto. Mi piace confessare (ragazzi, quanto sono open-minded) che fino a qualche anno fa letteralmente schifavo i lavori del regista americano, che con troppa superficialità ritenevo pretenziosa roba da intellettualoidi. Poi, si capisce, ho cambiato idea.

Tutto quel che c’è da sapere sulla vita (o quasi) – IL LIBRO

(il materialismo & la ragione)

Anche qui me ne vengono a mente a decinaia, pure tra il materiale più impensabile (che so, It di King, Il giovane Holden, Cent’anni di solitudine, Guida alle birre del mondo, etc). Però devo dire – ma va? – che Anelli nell’io di Hofstadter mi ha davvero scombussolato, per il suo essere lieve, anche divertente, ma allo stesso tempo così categorico e omnicomprensivo. Questa roba ti modella il modo di pensare. Non c’è un senso, no, non c’è un cazzo/diamine di significato in nulla. E lui sa dirlo meravigliosamente, con classe e tanto tanto tatto.

Tutto quel che c’è da sapere sulla vita (o quasi) – IL DISCO 

(io & gli altri)

Scontatissimo. Promised Land dei Queensryche, ovviamente. Non aggiungo altro. Chi volesse approfondire… be’, si diverta. Auguri. Auguri vivissimi.

Tutto quel che c’è da sapere sulla vita (o quasi) – LA CANZONE

(la passione)

Tutti si aspettano che peschi da Promised Land e, invece, al momento andrei dritto dritto su Beyond the Pale dei Pain of Salvation, pezzo conclusivo del sanguigno Remedy Lane. Wonderfully physical. Doloroso sì, ma anche deliziosamente ironico (in the morning she’s going away, in a Budapest taxi I paid). Non smetterei mai di sentirlo.

11 settembre 2001 – le canzoni

No, niente post retorici. Non troppo. So benissimo che l’orrendo attentato di 10 anni alle Torri Gemelle, rispetto a tanti altri episodi simili avvenuti nel corso della storia (come questo), ha avuto solo la “fortuna” di essere accaduto davanti all’occhio di centinaia di telecamere. E’ ciò che dicono già in tanti ed è quasi superfluo da parte mia ricordarlo, ma le cose stanno davvero così. E McLuhan aveva tremendamente ragione. Per milioni di altri morti – morti con la testa fracassata in guerre negli angoli più bui del pianeta, morti da innocenti in carceri militari, morti danzando su qualche mina antiuomo – non esistono commemorazioni né dvd con filmati multiangle. Né volti straziati dal dolore in tv.

So tutto questo. D’altra parte, come direbbe Vonnegut, così va la vita. E neanche la morte, aggiungo io, fa eccezione. Quando, l’11 settembre 2001, tramite il caro vecchio ICQ (dio se odiavo i suoi patetici suoni), lui mi informò di quel che era successo qualche minuto prima, be’, non potei non rimanerne colpito. E terrorizzato. Naturale, credo. L’attacco alle Torri fu il fatto ansiogeno per eccellenza, se mai ce n’è stato uno.

In questi giorni stavo pensando che quell’evento – e le guerre che ne sono seguite – ha influito sul lavoro di diversi dei musicisti che seguo. Ad un certo punto è sembrato fosse impossibile non parlarne e non schierarsi, non chiedersi perché si fosse arrivati a tanto.

Le prime canzoni che mi vengono in mente:

Serj Tankian – Empty Walls (video potentissimo)

Queensryche – Blood

Queensryche – Open

Queensryche – The Great Divide

Tori Amos – I can’t see New York

Bruce Springsteen – The rising

System of a Down – Solder Side

System of a Down – Sad Statue

Dredg – Pariah

Dredg – Information

(e naturalmente ce ne sono decine di altre – quando e se me le ricordo, le incollo qui)